Elisabetta Necco(nella foto a Petra):Tutela della fauna terrestre e marina nella Striscia di Gaza
Dall’inizio della II Intifada ad oggi si parla di Palestina quasi esclusivamente per porla al centro di discussioni e di dibattiti di natura geopolitica e si tende a dimenticare che questo paese esiste ed e’ anche al di la’ del conflitto con Israele.
Probabilmente sorprendera’ scoprire che nella Striscia di Gaza, a Tel Alhawa, e’ aperto ed attualmente operativo un museo molto interessante, il Museo Palestinese di Storia Naturale, il primo che si occupi di storia naturale nei Territori Palestinesi.
Visitandolo, ammesso che fosse possibile attraversare il checkpoint di Gaza, scopriremmo che vi sono esposti piu’ di cento esemplari di fauna terrestre che, secondo i criteri ambientali, sono divisi in 4 categorie:
animali addomesticati, inclusi animali da carico come i cammelli; specie la cui esistenza e’ in pericolo a causa dell’intervento dell’uomo (soprattutto spreco d’acqua) come l’uccello Burhinus Oedicnemu; altre specie in via d’estinzione, come l’Airone rosso (Ardea purpurea) e, infine, specie migranti (Fuscina sevecica).
Ma il Museo non e’ l’unica istituzione locale che cerca di promuovere la scienza e la conoscenza dell’ambiente dei Territori Palestinesi.
L’Accademia Palestinese per la Scienza e la Tecnologia, infatti, ha istituito nella frangia di Gaza tre acquari per preservare le forme di vita marine presenti nei fondali di questa parte del Mediterraneo e per diffonderne la conoscenza tra ricercatori e gente comune.
Dopo tre anni di lavoro dedicato alla preservazione di sei specie marine, il Aquaria ha deciso di aprire una nuova sede, di dimensioni maggiori, in Cisgiordania, presso il Palestinian Environmental Field Center di Gerico.
Purtroppo, alla luce dell’attuale situazione politica che il paese sta vivendo, i Territori Palestinesi non hanno un centro di ricerche che si occupi di oceanografia e che sia in grado di preservare le differenti specie marine presenti, che potrebbero essere sia un modello per i ricercatori, sia un modo per aprire la strada verso piu’ approfonditi studi di oceanografia. Eppure parliamo di una terra che sorge all’estremita’ orientale del Mar Mediterraneo e che e’ parte dell’ecosistema regionale marino.
Sarebbe molto utile se il Museo Palestinese di Storia Naturale e il Aquaria, riuscissero ad attrarre l’attenzione di analoghe istituzioni internazionali, per ricevere aiuti non solo economici, ma anche logistici e, soprattutto, per incoraggiare chi gia’ se ne occupa, a portare avanti questo loro impegno.
Attraverso le attivita’ dell’acquario e del museo, infatti, i responsabili ed organizzatori cercano non solo di preservare le specie vitali di fauna palestinese, ma anche di promuovere la realizzazione di attivita’ legate alla tutela ambientale.
Un ulteriore obiettivo e forse il piu’ nobile, e’ promuovere la coscienza pubblica ambientale, attraendo l’attenzione della popolazione locale, troppo spesso ignara di cio’ che di buono si fa e si cerca di fare nei Territori Occupati, nonostante tutto.


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