“I Piaceri del cioccolato” di Paul Richardson: un libro da… gustare

Care lettrici e cari lettori,
da poco ho ricevuto in regalo e dunque letto un originalissimo libro che é giá alla seconda edizione nel nostro paese (Gli Elefanti Saggi, Garzanti Editore, 2003; 2007).
Si tratta de “I piaceri del cioccolato”di Paul Richardson, un autore inglese, nato in Libia e spagnolo d’adozione.
La sua passione per il cioccolato l’ha portato a viaggiare per mezzo mondo, lí dove l’albero di cacao (Theobroma cacao) cresce rigoglioso da secoli per poi approdare nei luoghi in cui si lavora e si trasfroma nelle deliziose barrette che assoporiamo, chi piú chi meno, tutti noi.
Leggendo questa piacevolissima opera di Richardson scoprirete tutti i segreti e le curiositá sull’evoluzione della pianta di cioccolato, che un tempo cresceva spontanea nella foresta pluviale amazzonica, le maniere di coltivarla in America Centrale e Messico, le ricette gastronomiche piú bizzarre ideate nel nuovo mondo, in particolare in Spagna, Francia e Italia e, con una parabola, osserverete che la differenza che intercorre tra cacao e cioccolato corrisponde a la differenza tra societá che producono (paesi in via di sviluppo) e societá che consumano (primo mondo).
Nel primo capitolo, Richardson ci accompagna in Messico, lí dove “la coltivazione e l’utilizzo del cacao sono stati ampiamente diffusi nelle comunitá maya dell’America centrale in tutti i periodi storici, dall’epoca preclassica fino ai nostri giorni” ed erano intrisi di significati a volte religiosi a volte sensuali. Solo con gli Aztechi, tuttavia, si sviluppó una cultura del cioccolato simile ad uno stile di vita.
Richardson sottolinea che non é da sottovalutare la funzione del cioccolato nell’evolversi delle societá europee e che “Questa sostanza deve essere sembrata davvero strana ad occhi e palati che non l’avevano mai incontrata prima: un liquido scuro e schiumoso che per giunta non conteneva alcol”: effettivamente, prima dell’arrivo del caffé e del té l’Europa non conosceva bevande analcoliche, a parte il latte e l’acqua!.
Un aneddoto interessante: nel 1569 Papa Pio V si espresse circa il dilemma se la cioccolata rompesse il digiuno (a quell’epoca i gesuiti di Spagna avevano trasformato il commercio del cacao in un ottimo affare) e finalmente dichiaró che se preparata con l’acqua la sostanza poteva essere consumata durante il digiuno rituale perché non rappresentava un cibo vero e proprio. Con il tempo la cioccolata é stata sempre piú associata a festivitá religiose, specialmente Natale e Pasqua e giá nel 1830 si produssero le prima uova di cioccolta, che fanno letteralmente impazzire i palati di piccoli e grandi.
Il viaggio di Richardosn prosegue in Venezuela per poi approdare nel Nuovo continente: in Spagna innanzittutto. Qui giá nel XVI secolo, monaci e suore solevano gustare “gocce di cacao”; a partire dal XVII secolo la bevanda schiumosa approdó nelle corti spagnole e, infine, tra la plebe. Ancora oggi gli spagnoli consumano, sebbene meno frequentemente che in passato, colazioni a base di Chocolate con churros, una sorta di frittelle dolci da intingere in cioccolata calda, una delizisa combinazione ipercalorica che consiglio a tutti.
Proseguendo sulla strada della scoperta di riti, tradizioni e novitá, scoprirete che, se é vero che la Francia ha perso terreno a livello internazionale per ció che riguarda produzioni di vini e formaggi, rimane l’assoluta regina della cioccolata pregiata, podendo vantare addirittura una Université du Chocolat che fa parte dell’ Institut de Etudes Supérieures des Arts, riconosciuto dal ministero della Cultura e della Comunicazione. Non potevamo aspettarci di meno dal paese che diede i natali a grandi intellettuali che risultarono essere grandissimi appassionati di cioccolata come Madame de Sévigné, il marchese de Sade e Voltaire, quest’ultimo capace di berne fino a dodici tazze al giorno!
Senza nascondere un pizzico di sciovinismo, confesso di aver sentito un certo “orgoglio” nel verificare che Richardson ha dedicato non poco spazio al nostro paese e alla sua tradizione cioccolattiera, probabilmente retaggio della dominazione spagnola nel Regno delle due Sicilie.
In Italia il cacao era noto come pianta medicinale giá dalla metá del XVII secolo si diceva infatti che confortasse lo stomaco, agevolasse la digestione e che fosse molto nutriente. Nel 1688 Cosimo dé Medici durante un suo viaggio a Madrid se la vide servire enormi tazze di cioccolato insieme a dolciumi e bicchieri d’acqua fredda. La prima capitale del cioccolato in Italia (bizzarra coincidenza!) fu Torino, dove si produsse per la prima volta una sofisticatissima mousse al cioccolato chiamata bavareisa per non parlare del gianduia, la cui prima fabbrica si aprí prorpio a Torino nel 1826. L’attenzione del nostro autore, tuttavia, é stata rapita da due golositá in particolare: la prima é la immancabile ed eterna Nutella e la seconda é una squisitezza tutta meridionale, il sanguinaccio. Sono inizialmente rimasta davvero sorpresa da tanto interesse verso il nostro sanguinaccio peró devo ammettere che sia ovvio che un inglese possa inorridire a prima vista di fronte ad una mousse di cioccolato a base di sangue suino! Mi sono poi tranquillizzata scoprendo che la ha apprezzata moltissimo. Definisce il calderone in cui ha visto cucinare il sanguinaccio “uno dei gironi piú bassi dell’inferno dantesco” e il il prodotto finale “un liquido marrone scuro che sfoggia un gusto intenso e amaro di cioccolato fondente abbinato al profumo caramellato degli agrumi e del mosto cotto”. E ancora lo definisce “fantasticamente nutriente, raggruppando la maggior quantitá possbile di proteine, grassi e zuccheri in un’unica chucchiaiata”.
Il viaggio di Richardson prosegue passando per l’Inghilterra (la nazione dove si consuma piú cioccolato che in qualsiasi altro paese del mondo), la Svizzera con il suo Toblerone e la sua fabbrica Lindt & Sprüngli, produttrice di finissimo cioccolato e di desideri a volte tristemente proibiti, gli Stati Uniti, la Nuova Zelanda e sua ultima meta é ancora la Spagna, questa volta Barcellona, dove l’autore condivide con i suoi lettori un’insolita avventura, come no?, al sapor di cioccolato.
Tante, davvero tante sono le ragioni per leggere “I piaceri del cioccolato” e non ultima é quella che Paul Richardson stesso annota nell’ultima pagina di questa sua colta e divertente pubblicazione: “Se dalla storia del cioccolato si puó trarre una conclusione chiara é che abbiamo banalizzato una sostanza che merita di essere presa un pó piú sul serio”.
Parola d’intenditore.

Da: Elisabetta Necco


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