E’ uno scandalo, per curare un animale si deve pagare l’iva al 20%
di Oscar Grazioli

C’è un vero e proprio scandalo nella sanità italiana che non si vuole affrontare, invocando le solite normative europee che, quando ci fa comodo si possono eludere (per poi pagare sanzioni salate) e, allo stesso modo, vengono chiamate in causa come ineludibili quando ci apportano fieno in cascina.A dire il vero gli scandali della sanità italiana sono innumerevoli, a partire dagli ospedali fantasma, costruiti con denaro pubblico, e mai attivati, passando alle innumerevoli mazzette che girano praticamente ovunque, dal basso all’alto, per finire con i numerosi ministri stessi della sanità indagati e condannati per avere nascosto fortune sotto divani imbottiti (d’oro e argento).
Accanto a questi enormi sprechi (si parla di un recupero dello 0,15% dell’intero Pil se sprecassimo di meno) che, di per sé costituiscono uno scandalo intollerabile, ci sono poi le infinite liste d’attesa per fare un’ecografia o una visita oculistica.

A meno che non si apra il portafoglio e, magicamente nella clinica privata di fianco all’ospedale, lo stesso medico che aveva una lista di mesi, ti visita il giorno dopo.
Come se un meccanico del team Ferrari lavorasse la mattina per il cavallino rampante e il pomeriggio si infilasse nei box della Red Bull ad arrotondare lo stipendio.
Lo scandalo di cui accennavo all’inizio riguarda l’applicazione dell’Iva alle prestazioni medico veterinarie erogate agli animali d’affezione.

Fino a non tanti anni fa i veterinari erano esentati dall’aggiungere l’Iva alla parcella esattamente come i medici, perché si riconosceva una loro funzione sociale elevata, nel prevenire le malattie dell’uomo attraverso il controllo di quelle animali, ad esso trasmissibili.
Non solo, perché si riconosceva anche la specifica funzione sociale del veterinario nel tutelare il benessere animale tout court.
Tutto questo è stato cancellato, alcuni anni fa, quasi il veterinario non avesse più un camice e non appartenesse più alle “arti sanitarie”.

Invocando normative europee, che riguardano peraltro, paesi completamente diversi dal nostro, si è pensato bene di aggiungere alle prestazioni veterinarie, neanche un’Iva agevolata (come hanno il formaggio e il prosciutto), ma la stessa aliquota Iva (20%) che grava sui gioielli, sulle aragoste e sullo champagne, neanche cani e gatti fossero beni di lusso.

Da una parte si invita la popolazione ad adottare i cani nei canili, dall’altra tutti si riempiono la bocca con la pet therapy (la cura delle malattie attraverso la compagnia degli animali), dall’altra ancora i politici fanno a gara per salire sul palcoscenico della protezione animali. Rimane però che chi deve far curare o pervenire malattie del proprio pet, deve tirare fuori il 20% di Iva, esattamente come se acquistasse un lussuoso anello per l’amante.
Allo stesso tempo la detraibilità delle spese veterinarie è ridicola oggigiorno ed è stata calcolata in 13 centesimi al giorno.

Confrontato agli scandali “maggiori” questo è un o scandalo meno grave, forse, ma certamente abbassare o annullare l’Iva sulle prestazioni veterinarie e poter detrarre totalmente tali spese è un obbiettivo raggiungibile e degno di un paese civile.

(da Tiscali animali e foto)


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