DIOSSINA E DINTORNI.
Vi sottopongo un interessante articolo pubblicato su AgoràMagazine e relativo ai casi di diossina nelle carni e uova tedesche che evidenzia come nel dibattito tutto italiano sulla grave questione, si parli di controlli rasseneranti, ma non si fa il minimo accenno né al fatto che è l’ennesimo episodio di cronaca di inquinamento da diossina nel ciclo alimentare e, soprattutto, né al fatto che occorre sapere come e perché i mangimi di polli e maiali tedeschi siano stati inquinati da diossina.
In sostanza, nella cronaca attuale, ci parlano degli effetti dell’inquinamento (le carni ritirate, gli allevamenti chiusi e i controlli in atto alle frontiere e nei centri di distribuzione), ma da dove venga la diossina nessuno ci informa.
L’articolo di Agorà è tra l’altro pieno di interessanti dati sulla diossina.
Cliccare ovviamente sul link allegato o, se non si apre, fare copia e incolla sul motore di ricerca
Un saluto, Enzo Palazzo
http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article13358=
Ambiente: Allarme diossina
mercoledì 12 gennaio 2011
di Erasmo Venosi
L’allarme diossina negli alimenti ha scatenato, in Europa, il falso dibattito intorno alle colpe della società Harles und Jentzsch, che inseriva, nei mangimi, grassi animali contaminati da diossina.
Ma l’origine e la diffusione della diossina restano i dati scientemente occultati nel dibattito nazionale e internazionale.
A livello internazionale diossine, furani e policlorobifenile rappresentano una parte degli inquinanti organici certificati (United Nations Environment Programme) come tossici per l’ambiente e l’uomo.
Per le diossine è congruo l’uso dell’espressione “emergenza ambientale”, a causa della struttura chimica stabile, di una significativa vita media e per il rischio di produzione di un inquinamento cronico.
A causa del fenomeno del bioaccumulo, anche a fronte di una bassa concentrazione, e a causa di particolari catene alimentari, si può giungere a situazioni pericolose per l’uomo.
Genericamente il termine diossine rappresenta circa 210 composti chimici (75 specie di diossine e 135 di furani) formati da: carbonio, idrogeno,ossigeno e cloro (idrocarburi aromatici).
Distinguiamo le “diossine” (dibenzo-p-diossine o PCCD) dai “furani” (PCDF). Tossicologicamente sono 7 le tipologie di diossine, e 10 quelle di furani che destano fondate preoccupazioni.
La specie di diossina di maggiore tossicità è la tetracloruro-dibenzo-p-diossina (TCDD).
Le diossine entrano nella catena alimentare attraverso le deposizioni sulle foglie delle piante, ingerite poi dagli animali, e sul terreno. Gli erbivori ingeriscono l’erba o le piante sui suoli contaminati, e questi inquinanti si accumulano nel tessuto grasso delle loro carni e nei grassi del latte che producono.
Le diossine sono assorbite da pesci e molluschi attraverso il particolato. Più i pesci hanno un contenuto di grasso, maggiore è l’accumulo a parità di concentrazione.
L’uomo viene a contatto con le diossine principalmente attraverso l’alimentazione. Attraverso recenti ricerche è stato stimato che l’assunzione di diossine avviene nel 95% dei casi attraverso la contaminazione dei cibi: per il 21% attraverso i latticini, 19% pesci e molluschi di acque dolci, 16% latte, 14% carne di manzo, 6% grassi vegetali, 5% carne di maiale, 4% uova e la restante parte attraverso pollami, altre carni e con il contatto dermico con il suolo (la percentualizzazione è riferita ai dati EPA e ai consumi tipici negli Stati Uniti).
Il parametro usato per valutare gli effetti tossici delle diossine sugli organismi è la capacità di bioaccumulo: definita come l’accumulo di sostanze nei tessuti degli organismi viventi, consente di stimare la contaminazione degli organismi rispetto al mero calcolo all’esposizione.
Se il bioaccumulo avviene attraverso l’ambiente, si parla di bioconcentrazione, se, invece, attraverso la catena alimentare, di biomagnificazione.
Nel caso della bioconcentrazione le concentrazioni della sostanza nei tessuti diventano progressivamente più alte di quelle presenti nell’ambiente, da cui sono state assorbite.
Elevati fattori di bioaccumulo sono responsabili del fenomeno di
“amplificazione” delle concentrazioni, ovvero quelle quantità e concentrazioni in atmosfera, acqua e suolo, quali concentrazioni di traccia, a livelli tali da risultare potenzialmente preoccupanti.
L’uomo, risultando il consumatore finale (vertice della catena trofica), risulta assoggettato al rischio delle diossine anche per concentrazioni molto basse.
Studi condotti su animali e sull’uomo evidenziano le alterazioni a carico del sistema immunitario indotte da diossine (U.S. E.P.A., 1994).
Le diossine sono emesse in atmosfera e possono essere trasportate a grandi distanze, e poi depositarsi nell’acqua e nel suolo, sulle parti arboree dei pascoli e dei seminativi , e quindi essere successivamente ingerite dagli animali da pascolo e da allevamento, e attraverso i sedimenti raggiungere fiumi, laghi, mare, e quindi la fauna ittica.
La persistenza nel suolo della diossina più pericolosa, la TCDD, varia tra i 9 e i 15 anni, mentre negli strati più profondi varia tra i 25 anni e il secolo.
Le diossine sono prodotte in particolare attraverso il processo di combustione: incenerimento rifiuti, processo di produzione del cemento, incenerimento fanghi, combustione legno trattato, combustione olio combustibile, combustioni accidentali e all’aperto.
L’unico Rapporto della Commissione UE sul rilascio di diossine e furani sul suolo evidenzia un’Italia in
“sovrapproduzione”, per una quantità percentualmente pari a + 38% rispetto alla Spagna, + 33% della Gran Bretagna, + 29% della Germania e + 75% di Danimarca , Finlandia, Norvegia e Svezia.
Le sorgenti di emissione sono le industrie chimiche, le acciaierie e l’incenerimento dei rifiuti.
A tutto ciò si aggiunga la singolarità del limite di emissione stabilito per la diossina italiana dal DLgs 152/2006, che diversamente dalla normativa sugli inceneritori (DLgs 133/05) e dalla decisione CEE/CEEA/CECA n 259 del 2004, ratificata con L 125/06, esprime il limite in termini di concentrazione totale e non di tossicità equivalente (TEQ).
Si vuole, inoltre, richiamare l’attenzione sul fatto che il limite di riferimento a diossine e furani è un limite che riguarda complessivamente una famiglia di 135 diversi composti chiamati furani, e 75 diversi composti chiamate diossine.
La loro formazione avviene tra i 200 C° e i 600 C°, e compaiono quando è presente cloro. Infine è necessario osservare che i limiti sono riferiti alla concentrazione e non al flusso di massa. Ci si riferisce, quindi, alla qualità dell’emissione, non all’impatto complessivo.
Un esempio rende l’affermazione precedente molto chiara: l’incenerimento di una tonnellata di rifiuti produce circa 6000 metri cubi (mc) di fumi e, prendendo a riferimento l’inceneritore di Brescia, nei cui fumi la concentrazione è pari a 0.04 ng/mc (miliardesimi di grammo in un metro cubo di fumi), tale inceneritore brucia circa 850 tonnellate il giorno, producendo fumi per 5 milioni di metri cubi e diossina complessiva per 240 ng/t di rifiuti (0,04 * milioni e diviso per le tonnellate incenerite), ossia più di 200.000 ng/g. La massima dose a persona è pari a 0,15 ng.
Sul versante delle contaminazioni alimentari il caso tedesco altro non è che la continuazione di episodi che da anni si verificano periodicamente. Belgio 1999 (polli alla diossina), Germania 2003 (mangimi animali).
Polli e suini: Olanda, Belgio, Germania 2006. Svizzera ed Unione Europea – 2007 (Addensanti in yogurt e altri alimenti), Irlanda del Nord 2008 (carni bovine e suine che presentavano concentrazioni di diossina pari a 80 – 200 volte il valore massimo consentito).
Nel nostro Paese l’unica reazione sono le declamazioni provenienti dai rappresentanti di Governo, ( l’ultima quella dell’On Prof. Fazio) e relative ai controlli.
Il Dipartimento della Salute degli Stati Uniti (Department of Health and Human Services, HHS), congiuntamente al Dipartimento per l’Agricoltura (U.S. Department of Agriculture, USDA), pubblicano ogni 5 anni, a partire dal 1980, delle linee-guida contenenti indicazioni sulla dieta da seguire per ridurre l’esposizione a contaminanti tossici e/o cancerogeni (Dietary Guidelines for Americans, Gennaio 2005).
Da noi l’unico e sterile provvedimento è la ripetizione della parola
“controlli”.
Sarebbe opportuno applicare le norme dei Piani di Risanamento e Tutela della Qualità dell’Aria e delle Acque, concedere le Autorizzazioni Integrate Ambientali ( l’unica autorizzazione che fissa i flussi di massa degli inquinanti emessi , superando in tale modo l’imbroglio delle concentrazioni per unità di volume di atmosfera!), abolire per gli inceneritori la scandalosa applicazione delle tariffe incentivanti previste dal CIP 6/1992 anche alla parte non biodegradabile dei rifiuti, per tutelare realmente i diritto alla salute di bambini , vecchi , donne e uomini di questo Paese.
da: enzo palazzo [enzopalazzo@tiscali.it]
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