Dal Veterinario: talento bestiale, l’intelligenza nel regno animale
di Oscar Grazioli

30 aprile 2010. Da sempre le classifiche tra il bello e il brutto, il buono e il cattivo, l’intelligente e l’imbecille, formulate, sia in campo umano che animale, hanno affascinato l’uomo.
La volpe è astuta, l’asino è…un asino, l’antilope è elegante, l’ippopotamo sgraziato, l’uomo di colore ha una dote sessuale molto sviluppata mentre le donne finniche sono fredde e distanti e così via, seguendo sentieri tortuosi e criteri che scientificamente equivalgono al nulla.
Negli ultimi tempi i ricercatori hanno preso particolarmente di mira cani e gatti.
Il settimanale britannico New Scientist ha provato, agli inizi dell’anno, a confrontare l’intelletto dei cani e dei gatti, prendendo come punti di riferimento la comprensione del linguaggio umano, la capacità di adattarsi alle esigenze dell’uomo, il numero di neuroni esistenti nei cervelli ecc.
L’utilità sociale del cane, usato come guida per ciechi, per la pastorizia, per il pronto soccorso, per fiutare mine ed esplosivi, per tirare slitte, batte quella dei gatti, afferma il New Scientist anche se il gatto comunica meglio con i propri simili e ha più neuroni cerebrali.
Insomma alla fine ha vinto, per poco, il cane.Quando ho fatto leggere il verdetto alla Lulù e a Pio (detto Hurricane), i miei due gatti, la prima, da principessa quale è, ha abbozzato un delicato sorriso e si è ritirata nelle sue stanze, il secondo si è gettato pancia all’aria ridendo in modo sguaiato, neanche avesse bevuto una bottiglia di whiskey. Pronto soccorso, mine, pastorizia?
Ma figuriamoci! “Digli a quella specie di strizzacervelli” mi ha redarguito Pio” che provino a mollare uno shi tzu o un gatto rosso in campagna senza aiuti di sorta e vediamo un po’ chi riesce ad arrangiarsi e a sopravvivere”.

Sempre recentemente il Prof. Coren, psicologo canadese piuttosto noto per essersi già occupato di etologia degli animali in passato, ha tentato, a sua volta, di formulare una scala d’intelligenza tra le razze di cani. Secondo la sua tesi il massimo dell’intelligenza va al border collie, al barbone, al pastore tedesco, al dobermann e in genere ai cani da pastorizia, mentre la palma dei più idioti andrebbe a tutti i levrieri, al bulldog, al basenji e ad altre razze antiche che meno hanno avuto a che fare con l’uomo.
Beh, certo se si tratta di riportare la pallina, il labrador o il papillon ci metteranno pochi secondi a imparare, mentre lo spirito libero e avventuriero di un Borzoi o un Saluki forse non imparerà mai.
Ma se mettiamo un saluki o un barboncino in una zona predesertica senza una casa e senza aiuti, chi si arrangerà meglio e chi sopravviverà tra i due?Non sarà che si sta facendo un po’ di confusione con il concetto di intelligenza, valutata solo ed esclusivamente nell’adattamento alla conoscenza del vocabolario umano e nella capacità di interagire con l’uomo e le sue esigenze?
E se la vera intelligenza di un organismo vivente fosse la sua capacità di sopravvivere sul pianeta Terra, quanti punti daremmo a un banale insetto?
da Tiscali animali e foto


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