Superare la logica della frammentazione e della duplicazioni di enti e normative su aspetti comuni. E’ quanto emerge dal convegno “L’interesse pubblico e il governo dell’acqua” tenutosi questa mattina nella sala consiliare del chiostro di Santa Maria La Nova, organizzato dal gruppo 183 e dall’assessorato all’Ambiente della Provincia di Napoli in collaborazione con i quattro Enti d’Ambito (ATO Calore-Irpino, ATO Napoli-Volturno, ATO sarnese- vesuviano e ATO Sele) e la Regione Campania. A dieci anni dall’emanazione della legge Galli (l. n.36/94) che ridefinì tempi e modi della gestione della risorsa idrica, a Napoli si fa il punto sullo stato di attuazione della stessa con un occhio particolare rivolto alla situazione della nostra regione soprattutto alla luce della direttiva comunitaria 2000/60 e del Quadro Comunitario di sostegno che prevedono corpose risorse finanziare da destinare alla gestione integrata della risorsa acqua. Maurizio Zandri, direttore generale della Sudgest è convinto che “gli ATO possano fare il salto di qualità, ma devono essere messi nelle condizioni di poterlo fare”. Questo significa lasciare liberi gli Enti d’Ambito – così come la legge prevede – di poter gestire la risorsa idrica dall’inizio alla fine, dalla captazione, alla distribuzione e alla depurazione. Allo stato attuale, però, su quello che la legge Galli vorrebbe ridurre a gestione unitaria insistono numerosi, anzi troppi enti: Comuni, Province, Regione, Autorità di Bacino, Commissari Straordinari e adesso gli ATO che dovrebbero riunire tutte le competenze. Ed è per questo che gli ATO chiedono alla Regione Campania di farsi da parte, ossia di svolgere il ruolo di coordinamento tra tutti gli enti coinvolti e di portare avanti il Piano di tutela delle acque. Lo ribadisce anche Luca Stamati, assessore all’ambiente della Provincia di Napoli e vicepresidente dell’ATO Napoli-Volturno che dice: “Ci permettiamo di sollecitare cautela e lungimiranza al governo regionale perché non prevalgano antiche tentazioni gestionali. La Regione deve concentrarsi unicamente sulla pianificazione di indirizzo e pianificazione”. Anche Luciano Capobianco, responsabile campano della Sogesid, invoca maggiore coordinamento. “E’ necessario superare la logica dell’individualismo, far parlare tutti gli enti coinvolti ed evitare che ognuno conservi secondo interessi particolaristici, le proprie carte ciascuno nel proprio cassetto”. Secondo Bruno Miccio del Gruppo 183: “La linea guida è la Direttiva europea e i Piani d’Ambito predisposti dagli ATO sono la strada da seguire, solo così è possibile superare la logica dei Commissariamenti e della sovrapposizione istituzionale e normativa”. Chi si aspettava un gesto di apertura da parte della Regione è rimasto deluso. L’assessore regionale all’Ambiente, Ugo De Flaviis ha ribadito la “rigidità” istituzionale tanto contestata. “Abbiamo in corso due project financing uno sull’adduzione della risorsa, l’altro sulla depurazione. Se avessimo aspettato gli ATO sarebbero passati minimo altri 24 mesi”. E ancora: “Il nostro ruolo di coordinamento ci impone anche un controllo sugli enti d’ambito”. Parole che fanno gelare i presidenti dei quattro enti d’ambito campani che continuano a rivendicare lo spazio e i compiti che la legge Galli e, soprattutto la Direttiva 2000/60 affida loro.
Comunicato stampa della Provincia di Napoli Assessorato all’Ambiente, Acque ed Acquedotti, Difesa del Suolo – Rifiuti, Difesa e Riqualificazione delle Coste e delle Isole – (Inviato alle Arga)


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