COLDIRETTI CALABRIA SUL POMODORO

La Calabria continua a risentire del falso Made in Italy. La coltura del pomodoro calabrese fortemente colpita
Non vogliamo dire addio alla pummarola calabrese.
Potenziare le attività di controllo negli stabilimenti di trasformazione e nei porti

Addio al pomodoro calabrese? La Coldiretti Calabria non ci sta! Rischia infatti di diminuire ancora in Calabria la coltura del pomodoro che una volta rappresentava una voce importante dell’agroalimentare della regione. Questo il grido di allarme che lancia il presidente della Coldiretti Calabria Pietro Molinaro sulla scorta della triplicazione in Europa (+174 %) degli sbarchi di concentrato di pomodoro cinese da “spacciare” come Made in Italy che quindi diventa sempre più a rischio. Oggi nella nostra regione -prosegue Molinaro – il pomodoro si estende per oltre 1100 ettari concentrati soprattutto nella provincia di Crotone, “Dobbiamo fare la nostra parte con grande autorevolezza l’obiettivo è di difendere la filiera del pomodoro tutta agricola e italiana:questo è quello che chiedono i consumatori che vogliono trovare negli scaffali salsa di buon pomodoro italiano scongiurando trappole e complicità degli industriali del comparto. Contrastare quindi un pericoloso inganno per i consumatori dove il concentrato di pomodoro cinese fa concorrenza sleale al vero Made in Italy e sul quale pesano situazioni di dumping sul piano sanitario, ambientale e sociale. Gli standard sanitari sono diversi rispetto ai nostri e la produzione in Cina sembra essere anche realizzata con sfruttamento del lavoro forzato dei detenuti da parte di molte imprese cinesi impegnate nell’export alimentare Dalle navi sbarcano fusti di oltre 200 chili di peso con concentrato da rilavorare e confezionare come italiano poiché nelle confezioni al dettaglio è obbligatorio indicare solo il luogo di confezionamento, ma non quello di coltivazione del pomodoro. Non vogliamo –tuona Molinaro -che finisca sulle tavole un condimento tipico dei piatti Made in Italy ma di incerta provenienza che provoca danni economici diretti e di immagine al prodotto “nostrano”. Non mancano i casi di vere e proprie clonazioni di marchi italiani con confezioni di concentrato di pomodoro identiche a quelle originali prodotte in Italia con tanto di marchio commerciale, bandiera tricolore e scritte in italiano prodotte in Cina e commercializzate sui mercati internazionali con la scritta “100 per cento prodotto italiano” e il pomodoro è l’unico ingrediente riportato in etichetta. Una situazione che sta consentendo ad operatori senza scrupoli di non rispettare i contratti sottoscritti che prevedono 7 centesimi al kilogrammo e offrono invece un pagamento per la metà sottopagando la produzione su valori insostenibili per gli agricoltori, (il solo costo di produzione ad ettaro è di 5mila €uro) condizioni che non permettono alle imprese di fare reddito e di investire mettendo a rischio – precisa Molinaro – reddito ed occupazione nelle nostre aziende. Nei territori – continua Molinaro – si segnalano ritardi nel ritiro dei prodotti, clausole vessatorie e mancato rispetto delle regole contrattuali che stanno provocando incertezza e danni ai produttori agricoli nonostante una annata caratterizzata da una produzione con ottime caratteristiche qualitative. Cosa bisogna fare per Molinaro è presto detto: per uscire da questa crisi bisogna utilizzare anche le risorse del Piano di Sviluppo Rurale 2007-13 attraverso una sua rimodulazione che favorisca un sostegno da prevedere nell’Asse 2 al fine di scongiurare la scomparsa di questa coltura che è nella più nobile tradizione calabrese e poi, -conclude –senza pleonastici e inutili tavoli è necessario una iniziativa ancora più incisiva da parte di tutti gli organi di polizia e istituzionali preposti ai controlli nei centri di lavorazione e nei porti dove si concretizzano le truffe a danno di agricoltori e consumatori.


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