– Claudia Torre: “Napulita”: si riparte con la raccolta differenziata, incompleta. Compost rebus.
movalorizzatori e compost in agricoltura rimangono questioni inquietanti.
Ancora non ci siamo. Parte oggi, 3 novembre, il progetto per la raccolta differenziata “Napulita”, nato dalla collaborazione dell’Asia (ovvero l’Azienda Speciale Igiene Ambientale-che si occupa della nettezza urbana a Napoli) e del Conai (Consorzio nazionale imballaggi), con il patrocinio ovvio, nientemeno che del Commissariato di Governo per l’Emergenza rifiuti nella regione Campania. Tutti insieme per una partenza che, se pure atto di buona volontà, presenta già le sue falle. “Napulita” vuol dire l’istallazione di bidoncini per la carta nei condomini e l’istallazione in strada di campane verdi per la raccolta del vetro e campane gialle per plastica e lattine, tutto quanto c’è di buono per il riciclaggio, quindi. “Operazione” che riguarda per il momento solo la zona occidentale della città: Soccavo, Pianura, Bagnoli e Fuorigrotta. Entro giugno 2005 sarà estesa a tutti i quartieri di Napoli, con una spesa complessiva di 15 milioni di euro). Sarà così possibile intercettare quel 25% di Rsu (rifiuti solidi urbani) che è costituito dalla carta. Eppure, al progetto qualcosa già manca. Proprio nel portale del Commissariato di Governo per l’ l’Emergenza rifiuti nella regione Campania (www.inforifiuti.campania.it), viene illustrato che la raccolta differenziata dovrebbe prevedere non 3 ma 6 contenitori differenti:
1-carta e cartone,
2-plastica,
3-vetro,
4-metalli,
5-scarti di mensa,
6-verde di città (vedi foto tratta da www.inforifiuti.campania.it/cdr/impianto.htm).
Quindi a Napoli, di nuovo non si riesce a fare bene la raccolta differenziata, neppure ripartendo dalla sola parte occidentale. Come si vuole che i cittadini di Acerra accettino l’idea, non del termovalorizzatore in sé, ma del termovalorizzatore qui, con il nostro sistema a cui non manca il completamento del ciclo integrato dei rifiuti, ma un inizio vero, affidabile, che garantisca che il nostro cdr (combustibile derivato dai rifiuti), sia a regola d’arte e non un’approssimazione.
Angelo Capodicasa, ex presidente della Regione Sicilia, ha evidenziato (quotidiano La Sicilia del 27 gennaio 2004, articolo di Fabio Ruscello, consultabile su www.godsutera.it/sicilia040127.htm ), lo stesso problema, per la sua regione.
In stretta e necessaria (nel senso etimologico latino) connessione con la questione della raccolta differenziata, è la questione del compost, ovvero quella parte di rifiuti urbani organici che, trattati cioè biostabilizzati, non più putrescenti, può essere impiegata in agricoltura.
Il Decreto “Ronchi” vuole che in Italia si raggiunga il termine del 35% di raccolta differenziata. Per capire come stiamo messi, anche rispetto al compost, basterà sapere che in Veneto si è arrivati nel 2003 al 43%, mentre la Campania fatica sull’11% . Ma in Veneto si è iniziato legiferare sul recupero dei rifiuti organici nel 1991 ed oggi la regione vanta ben 76 impianti di compostaggio.
Il 28 ottobre scorso si è tenuto a Napoli un convegno nazionale su “Compostaggio della frazione organica dei rifiuti solidi urbani e fertilizzazione dei terreni agrari”, in cui sono stati presentati i risultati degli studi compiuti sulla fertilizzazione (2002-2004) con compost proveniente dal Centro di compostaggio Pomigliano Ambiente, l’unico in Campania in serra a Pontecagnano(Sa), e quelli ottenuti in pieno campo a Battipaglia(Sa): risultati positivi dal punto di vista della fertilizzazione, come da quello degli effetti sul terreno.
Il dubbio sorge se si pensa alla capacità di controllo del ciclo dei rifiuti in Campania, soprattutto di fronte all’esempio dei “risultati”, definiti sempre positivi, delle esperienze pluriennali di impiego compost a Foggia, in Puglia, che hanno visto anche l’uso di un compost proveniente dalla raccolta indifferenziata. Se mai l’andazzo della nostra regione si dovesse adagiare su quest’ultima parte di risultati, potremmo avere una situazione di “discarica diffusa” per i campi. Sia pure biostabilizzata, la plastica rimane plastica ed i campi agricoli non sono il suo posto.
Agli amministratori il compito di legiferare e poi di controllare, per riacquistare la fiducia dei cittadini. Claudia Torre


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