CITTADINI PER IL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO:
Care cittadine, cari cittadini,in una lunghissima intervista pubblicata sul giornale della sua associazione, Agostino Casillo, ad una anno dalla sua nomina a Presidente del Parco nazionale del Vesuvio, fa il punto della situazione, un bilancio della sua attività.
Nella intervista molto spazio viene dato alla questione degli incendi sul Vesuvio, la qual cosa ci fa piacere, purtroppo il Presidente dice cose non condivisibili e non esatte.
Non è vero infatti che la responsabilità dell’ente Parco sia solo quella di elaborare il Piano AIB (anticendio boschivo) e di aggiornarlo annualmente con fare burocratico e notarile; non è immaginabile e nemmeno auspicabile che la manutenzione dei boschi sia demandata ai singoli comuni, approdo irrealistico e qualora realizzato, confusionario; infine vorremmo conoscere quale docente della Università Federico II sostiene che gli alberi bruciati o meglio che non hanno possibiltà di rigenerarsi spontaneamente, sia preferibile lasciarli marcire piuttosto che rimuoverli, come afferma il Presidente. A noi risulta esattamente il contrario. Ma cominciamo con ordine.
1) Il Piano AIB, la cui stesura e aggiornamento annuale è di competenza del Parco, non è un libro dei sogni né uno strumento puramente teorico: è una analisi della situazione da cui scaturiscono un insieme di prescrizioni che devonno diventare azioni operative per la prevenzione degli incendi. Per finanziare il Piano AIB sono stanziati dal Ministero dell’ambiente dei fondi, pochi o molti che siano, all’ente Parco. Questi fondi non servono solo a pagare i consulenti del Parco che redigono il Piano, ma devono servire anche per azioni concrete sul campo, in materia di prevenzione. Il piano AIB in vigore per esempio prevede attività di selvicoltura preventiva anche per ridurre i danni apportati da eventuali incendi.
2) Per quanto riguarda invece gli interventi urgenti che abbiamo sollecitato nei boschi percorsi dal fuoco (interventi previsti nello stesso piano AIB!!!), ribadiamo quanto già affermato e scritto le precedenti volte: sono necessari
interventi quali ad esempio l’eliminazione degli alberi morti, sopratutto dei pini e il rimboschimento con specie autoctone. Queste non sono semplici opinioni di volontari ambientalisti: sono pratiche consolidate in contesti civili sorrette da salde basi teoriche ampiamente condivise dalla comunità scientifica. E, lo ripetiamo, previste dallo stesso piano AIB dell’ente Parco nazionale del Vesuvio.
3) Ma è quando il Presidente attribuisce la responsabilità della manutenzione dei boschi ad altri, scaricandola sui comuni, la Regione, la protezione civile e chi più ne ha più ne metta, che proprio non ci siamo. Ammmesso e non concesso che i Comuni siano in grado di attrezzarsi con personale qualificato e relativa dotazione finanziaria per manutenere i boschi, la cosa risulterebbe assolutamente dispersiva e anche anti economica (che dice la Comunità del Parco?). Ben vengano gli operai della Sma, ma non ci risluta che essi abbiano le competenze necessarie e forse nemmeno i mezzi per bene operare.
E’ necessario invece che il Parco abbia una propria squadra di manutentori coordinata dall’ufficio tecnico del Parco, per creare la quale il Parco può e deve assumere personale qualificato (operai e tecnici). Con quali soldi? In primo luogo l’ente Parco ha grandi possibilità di finanziamento: chi ci segue conosce la nostra battaglia per una equa distribuzione dei proventi dello sbigliettamento dell’accesso al Gran Cono, oggi del tutto squilibrato a favore delle guide vulcanologiche (che percepiscono più del 50% dell’introito e sono in palese sovrannumero. Vedi allegati). Nella sua lunga intervista il Presidente ci informa che quest’anno si è toccata la cifra record di 750mila ingressi al Gran Cono. Non siamo manager ma sappiamo contare ed è facile calcolare che far entare un euro in più, su un biglietto di 10 euro, nelle casse del Parco, significa 750 mila euro in più all’anno, soldi con i quali si fanno un sacco di cose, compresa quella urgente e indifferibile, di assumere un numero congruo di operai forestali per la manutenzione dei boschi. Inoltre è giusto che sia il Governo centrale, sia la Regione, sia i Comuni contribuiscano con propri fondi e propri trasferimenti all’ente Parco alla gestione del bosco e alla sua messa in sicurezza e fruibilità. Quanto costa alla Regione Campania e al Governo spegnere gli incendi? Che ritorno economico turistico possono avere i comuni da boschi agibili e percorribili? Questo è, a nostro avviso, il modo corretto di impostare la discussione, non certo quello di demandare ad altri le proprie responsabilità.
P.S.
Avevamo annunciato un conferenza stampa sulla questione incendi e prevenzione. La faremo. Ma abbiamo delle novità in serbo e la conferenza sarà anche l’occasione per presentarle.
Giovanni Marino per cittadini per il Parco
Cittadini Per Il Parco
Categorie: Parchi, foreste e comunità
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