Castelpoto, (Bn): Il GAL Partenio Taburno Valle Caudina individua nella qualità il rilancio del comprensorio
“La qualità come occasione di sviluppo per l’economia locale”, è stato il tema di un incontro promosso dal Gruppo di Azione Locale Partenio Taburno Valle Caudina, che si è svolto nei giorni scorsi presso la Sala Consiliare del Comune di Castelpoto con la partecipazione di Giancarlo Schipani, Sindaco di Castelpoto; Maurizio Reveruzzi, Coordinatore GAL Partenio Taburno Valle Caudina; Mario Grasso, Esperto di Sistemi di Qualità; Aurelio Grasso, Presidente CIA Benevento; Aniello Troiano, Presidente CIA Campania.
Schipani ha parlato della grande qualità dei prodotti tipici del territorio di Castelpoto: “Vino, olio ed una salsiccia praticamente unica sono i prodotti principali della nostra realtà, che scaturiscono dalle peculiarità della nostra terra. E’ necessario valorizzare la qualità dei prodotti in modo da creare una immagine immediata del territorio di riferimento ed essere così anche più competitivi sul mercato”. Ad introdurre i lavori è stato Reveruzzi che ha evidenziato i punti salienti del Piano di Sviluppo Locale posto in essere dal Gal Partenio Taburno Valle Caudina nell’ambito del “Leader Plus”, ed ha illustrato le iniziative messe in atto a favore dello sviluppo delle valorizzazione della qualità dei prodotti localizzati nell’ambito dell’area di competenza del G.A.L. Partenio Taburno Valle Caudina. Il coordinatore del Gal ha precisato che si punta soprattutto sulla qualità dei prodotti locali. A tal proposito, ha informato che è stata predisposta una “Carta della Qualità”, in quanto la conoscenza e la soddisfazione delle attese e dei bisogni dei clienti, o meglio dei fruitori, sono le priorità di tutte le azioni messe in essere.
Anche Mario Grasso ha insistito sulla necessità di puntare sulla qualità dei prodotti locali: “La qualità può essere importante nei prodotti locali. Nel nostro contesto territoriale vi sono prodotti tipici con marchi dop e doc e tradizionali, che caratterizzano il territorio: pancetta sotto sugna, pancetta. Questi prodotti caratterizzano in modo particolare il territorio. Così come l’artigianato: pietra, ferro, marmo e lavorazione del vimini. Però c’è una difficoltà a promuovere questi prodotti perché non esiste visibilità per i prodotti artigianali, non vi è omogeneità nel prodotto. Comunque ci troviamo in un’area che ha una grandezza storica, naturale importantissima, anche se questo non riesce a fare sistema con la produzione. Quindi la proposta è di mettere insieme il contesto territoriale con i prodotti tipici, promuovendo in un ruolo centrale la ruralità. Nella carta dei servizi sono state individuate delle regole accettate volontariamente dalle aziende che hanno adottato la carta stessa. Nel documento è stata individuata anche una voce per le bellezze naturali. Altro lavoro importante è stato quello relativo ai prodotti tradizionali su cui è stato costruito un manuale e nello stesso tempo è stata fatta un’opera di ricerca per migliorare il processo produttivo. L’innovazione, poi, dipende dagli attori locali, i promotori del turismo, che devono mettere al centro quello che esiste effettivamente sul territorio, perché gli oliveti e i vigneti costituiscono anche bellezze”.
Aurelio Grasso si è ritrovato sulla stessa linea, aggiungendo: “Operiamo in una società in cui non possiamo pensare ad una ipotesi di sviluppo nel senso industriale di vecchio tipo, diventa più attuale in questo senso in zone come le nostre, tentare di produrre uno sviluppo nel senso agricolo. Questo lo impone anche lo scenario complessivo e le scelte fatte a livello comunitario. La qualità non è un concetto astratto o una convinzione del produttore, ma diventa qualità vera quando è il consumatore che la riconosce ed è, dunque, disposto anche a pagare di più i nostri prodotti. Inoltre, la “tipicità” corrisponde al fatto che si tratta di un prodotto che si lega alla cultura di un popolo che da opportunità di sviluppo. Infine, la multifunzionalità delle aziende agricole è un parametro che può interessare molto. Il reddito del produttore può svilupparsi anche attraverso la multifunzionalità. C’è, dunque, bisogno di lavorare insieme con grande convinzione, soprattutto sul concetto del dop e doc, sfruttare le potenzialità di tutti i prodotti tipici esistenti sul territorio e quindi, individuare una serie di opportunità che bisogna sapere cogliere con sinergia tra momento sociale e momento istituzionale, tramite un continuo confronto”.
Significativo l’intervento conclusivo di Aniello Troiano che ha così relazionato: “A distanza di tre anni non c’è alcun risultato concreto perseguito per gli agricoltori da parte dell’attuale governo. Questa finanziaria ha mancato gli obiettivi: competitività e sgravi fiscali per gli agricoltori. Il nostro paese sta diventando un paese strutturalmente più debole dal punto di vista delle imprese agricole. L’agricoltura italiana sta dando un tratto di identità per l’Europa e per l’Italia. Il tratto identificatorio è molto incentrato all’estero sull’arte culinaria italiana cui non corrisponde, in realtà, una politica che va in aiuto a chi svolge questa attività. Dietro le produzioni c’è una parte sociale che forse non è adeguatamente supportata, è necessario investire sui giovani ma, pare, che nessuno si sforzi nel comprendere tali problematiche. Nel dopoguerra si investiva per produrre elevate quantità di prodotti e questo dato rappresentava un freno per le nostre realtà rurali. Oggi, invece, si cerca la qualità e questo fattore può essere per le nostre aree un momento di grande opportunità e di sviluppo. La qualità, dunque, ci renderà sempre più competitivi sul mercato”. Va bene l’ottimismo ma bisognerà verificare sul campo l’attuazione di tutte queste belle cose. Ne riparliamo.


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