CASERTA. L’AIS IL 21 SI RIUNISCE CON SOCI E AMICI PER RICORDARE FABIO LOMBARDI

Cari amici, oggi pomeriggio alle 19,00 nella sala del Teatro Comunale di Caserta (via Mazzini) ricorderemo il nostro amico sommelier Fabio Lombardi.
Insieme agli amici e alla famiglia Lombardi parleremo di Fabio, del “suo” conciato, de “Le Campestre” e dei prodotti del territorio. Durante la serata sarà presentata una pubblicazione per ricordarlo e sottolineare il valore del suo lavoro. Seguirà un assaggio di conciato romano e di prodotti del territorio.
La Delegazione AIS di Caserta, l’ONAF e lo Slow Food vi invitano a partecipare all’evento.
Tutti quelli che lo hanno conosciuto, tutti quelli che lo ricordano, tutti quelli che rispettano il lavoro dell’agricoltura, tutti quelli che credono nel futuro migliore e più giusto, tutti quelli che sanno sognare (l.p.)

Fabio era un intellettuale moderno. Giovane e bello. Nel suo impegno quotidiano la svolta epocale di cui pochi ancora si sono accorti nel Mezzogiorno, ché prima i contadini facevano enormi sacrifici per far studiare i loro figli da medici, avvocati, ingegneri e magistrati. Arrivavano nella aule delle lauree vestiti come a festa, con i fasci di fiori e poi a celebrare quel pezzo di carta così importante perché allontanava le giovani generazioni dalla vergogna della terra e del sudore, le trasformava in donne e uomini liberandoli dal lavoro bestiale e umiliante, sotto la gogna secolare, millenaria, delle carestie, delle guerre e dei sopprusi dei ricchi.
Fabio invece era restato nella piccola azienda di famiglia, aveva capito le nuove possibilità offerte dalla ruralità consapevole, poter viaggiare, conoscere, raccontare i prodotti della propria terra, ricavare un reddito onorevole e al tempo stesso ricavare la soddisfazione del grande artigiano di fronte alle proprie creazioni. Sarebbe bello che oggi i figli dei medici, degli avvocati, degli ingegneri e dei magistrati studiassero da contadini riscoprendo l’importanza del giusto equilibrio tra la vita e la terra. Fabio ci ha insegnato che questo non è un sogno, ma una strada possibile grazie alla dignità ritrovata di chi vive e lavora in campagna, quella dignità irrisa dalle classi dominanti abituate all’abuso e allo sperpero delle risorse ambientali. La sua è stata una vita breve ma intensa perché esemplare. Diceva scherzosamente di voler fare il modello ma in realtà era già un modello, molto più entusiasmante di lunghe esistenze trascinate nell’anonimato vissuto in scatole di cemento e acciaio, il segno di un riscatto consapevole e colto, realizzato in una provincia difficile. Ha avuto una morte antica, davvero estranea alle tante storie tristi della sua generazione di cui registriamo i numeri ogni sabato sera sui nostri giornali. Ma è una morte dalla memoria imperitura finché avremo la forza di raccontarla.
Perchè non è stato un episodio di cronaca, bensì una lezione di vita.
(questa è la mia testimonianza alla serata)

dal sito:www.lucianopignataro.it


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