DOVE E QUANDO INCONTRARE LA CODA DI VOLPE
Alla Fabbrica dei Sapori, Battipaglia, c’è Il Coda di VolpeWine Festival .

Martedì 10, mercoledì 11 e giovedì 12 giugno 2008, dalle ore 18 alle ore 23, a Battipaglia, presso “La Fabbrica dei Sapori…” – l’antica fabbrica conserviera recentemente restaurata e trasformata in centro polifunzionale, con spazi dedicati alla valorizzazione e all’utilizzo dei prodotti tipici – si svolgerà l’evento “Coda di Volpe Wine Festival”.
INFO
“La Fabbrica dei Sapori…” – Via Spineta, 84/C – Battipaglia (Sa)
Info: 0828.630021 – www.lafabbricadeisapori.it
Addetta pubbliche relazioni e rapporti con la stampa:
Novella Talamo – Cell.: +39 347 4689312
Fax: +39 0828 630942
Email: comunica@lafabbricadeisapori.it

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CANTINE CAMPANE: IL VIAGGIO 1.
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Si parte a mattinata inoltrata, destinazione S.Angelo all’Esca, in provincia di Avellino. Siamo in tre, con Eli e Ros. La giornata è soleggiata e limpida; un leggero venticello risulta gradevole e la radio ci fa compagnia sull’autostrada, ma quando la si lascia a Grottaminarda la perdiamo, per via dei tanti saliscendi sulle colline ricoperte di verde, impreziosite da cespugli di fiori di ogni specie e colore. Maggio non è solo il mese delle rose.
Gli alberi sono carichi di ciliege appena rosate, quelli di pesco stanno perdendo gli ultimi fiori. Nei campi contadini zappettano le erbacce dai solchi e alcuni trattori sono all’opera: i riti della domenica appartengono solo a chi può. Gazze, poane e falchetti svolazzano nei dintorni, per loro è l’ora di mangiare: frutta, insetti e topi sono al piano di sotto, a portata d’ali.
Un cartello indica che stiamo percorrendo la “Strada del vino”, una bella pensata dell’assessore regionale all’agricoltura di qualche anno fa, Vincenzo Aita, (ora eurodeputato), che volle dare una svolta al modo di pubblicizzare i prodotti locali, nella fattispecie il vino.
La tenuta del cav.Volpe è facile da individuare, posta a metà strada tra Fontanarosa e S.Angelo all’esca, esattamente a Luogosano sulla collina della Carazita. Una bel pò di macchine parcheggiate ai margini dello stradone indica che siamo giunti a destinazione.
Anche lo spiazzo è colmo di automobili, infilate fino all’inverosimile tra i tanti attrezzi da costruzione. La cantina, infatti, è posta su un ampio spiazzo, in un grande caseggiato ancora in via di ultimazione. La facciata è abbellita da poderose colonne che ricordano sia le vecchie case coloniali americane che i templi romani dell’antichità. Quando sarà attintato, l’edificio sarà un bel colpo d’occhio, posto com’è su un terrapieno di almeno 5 metri sul livello stradale del trivio.
Sono stati approntati tavoli nell’area coperta ma non chiusa, e in alcuni gazebo si offrono e vendono i prodotti locali: salsicce e costolette d’agnello da fare al momento sul barbecue; prosciutto, mortadella, salame e pancetta con pane cotto a legna; funghi, carciofi e tutto quanto si può conservare sott’olio; persino una dolcetteria, dove le fragole e la cioccolata forniscono un formidabile richiamo.
Il personale è molto disponibile e gentile, un misto tra locali e stranieri che supporta i visitatori in tutte le incombenze.
Ci accoglie Milena Volpe, un viso gioioso che infonde serenità e allegria e mette a proprio agio. Ci indirizza verso l’interno dove Marco Moccia, il tecnico di cantina, un gigante di almeno 190cm, ci porta a vedere gli impianti dove l’uva fa tutto il percorso per diventare vino. E’ bravo a spiegarsi e dopo quel che ho sentito mi sento già un vignaiuolo! Ma quanta fatica e quanto tempo speso dietro quel lavoro.
Il punto di ritrovo per eccellenza, ovviamente, è la cantina: i locali sono altissimi e spaziosi, enormi i silos in metallo, alcuni sono già approntati per la prossima vendemmia; ovunque casse colme di bottiglie già imballate pronte per la spedizione in ogni parte del mondo. Leggo un’etichetta: spedire in Giappone.
Le mie compagne vanno a rinfrescarsi, io al tavolo delle degustazioni dove trovo una cara amica, Giulia Cannada, delle Officine Gourmet: Sommelier di indubbia professionalità sempre in giro per ogni dove: insieme, accompagnandolo con tarallini al pepe, proviamo un calice di bianco Coda di volpe che risulterà essere il fiore all’occhiello della tenuta del cavaliere.
I fratelli Volpe sono due uno, Angelo che non vive qua ma a Bruxelles. dove ha aperto una catena di ristoranti “di grande successo”, aggiunge il fratello Fiorentino, detto zio Fiore, persona gentile e ospitale. Angelo, in cambio ha lasciato qua a sostituirlo la figlia Milena, italo belga, che gestisce tutto, fa gli onori di casa e risulta perfettamente integrata negli usi e costumi locali, in più parla un dialetto sfizioso con la erre moscia.
E’ giovane ma s’è impadronita bene del suo lavoro che ama e che, dice, non lascerebbe per nulla al mondo. C’è da crederle. La tenuta è molto vasta, i filari di vite sono verdeggianti, ben allineati e splendono al sole di mezzodì.
La visita ai vigneti e alle terre coltivate la facciamo in minibus con altri visitatori provenienti da varie località campane, segno che la campagna e quel che che produce esercita ancora un fascino forte sulla gente che nel suo dna conserva sempre il marchio di contadino. Non l’ho mai dimenticato, il mio cruccio è di non averlo fatto per davvero. Ora non è più tempo.
La nostra guida, Marco Collela, laureato alla Facoltà di Agraria di Portici, è giovane ma sa tutto della terra e, ovviamente delle pianticelle d’uva. Risponde sempre con dovizia di particolari e scopro che nella tenuta i vigneti prendono solo acqua piovana; nel Sannio, dice, c’è un disciplinare diverso, si può irrigare. Parla delle malattie delle piante, del freddo e della pioggia che porta insetti nocivi alla vite e degli interventi fitosanitari per preservarla dall’essiccamento precoce. Ma c’è chi se ne occupa: dieci stagionali che sanno bene il loro mestiere. Quanto lavoro nei campi prima di arrivare al grappolo…
Seguendo un muro di cinta formato da un lungo filare di Aglianico, si sale fin su ad un colle dove il ristorante della tenuta, “La Collina”, gestito da Franco D’Elia, cugino di Milena, spazia a 360 gradi sui dintorni, offrendo un panorama a dir poco da mozzafiato, con case e campi appena rasati del fieno, lasciato in rotoloni immensi mentre i papaveri aggiungono un tocco di rosso al biondo delle balle vegetali. Ho letto il menù, davvero appetitoso ma ci sono varie cerimonie di comunioni e non c’è più posto; per oggi non si mangia a tavola.
La sosta proprio sopra ai vigneti, mentre il sole picchia inclemente, ci consente di fermarci al banco di assaggio per degustare ancora la Coda di Volpe e l’Aglianico: è vino buono, non c’è che dire, e la sete non c’entra….
Il silenzio dei luoghi è a tratti inerrotto dai muggiti del bestiame che sta nelle stalle al riparo dal sole che continua a far sentire tutto il suo calore. Un filare di alberi di alto fusto interrompe la sequenza dei vigneti impiantati secondo l’età del vitigno: da un anno, due, tre, ecc. “Il proprietario di quella striscia di alberi – dice Marco – non ha mai voluto vendere la sua particella di terreno”, e così qualche pianta sta all’ombra…
Il ritorno alla cantina ci consente di godere dell’ombra rinfrescante, seduti ad uno dei tanti tavoloni, (tutti prenotati e ci tocca fare gli abusivi), dove consumiamo un pò di tutto quel che s’è detto prima, ovviamente con una bottiglia appena fresca di Coda di volpe.
Eli, di rientro da uno dei paesi africani, mi dice che la visita alla tenuta è stato il più bel regalo che potevo farle, per non parlare della colazione all’aperto che è stata la vera sorpresa. Ros un pò meno, abituata com’è a consumare i pasti su bianche tovaglie e cameriere al tavolo. Le ricordo che la vita agreste è semplice, ci sono altre e tante cose da fare in campagna e, seppure non c’è la forma, c’è senz’altro la sostanza!
Quindi il commiato, compriamo vino per gli amici di città e salutiamo gli ospiti con una promessa: l’anno prossimo la costruzione sarà completata e mangeremo sull’aia finalmente ripulita, sotto i gazebo.
Un ciao lungo un anno, ma passerà.
Gianpaolo Necco

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LA TENUTA
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Nel cuore storico della terra d’Irpinia, nella zona che va da Taurasi a Lapio, da S. Angelo all’Esca a Fontanarosa, si trova Luogosano.
È il paese della famiglia Pepe, antica famiglia Irpina, fatta da intere generazioni impregnate dal lavoro e dalla passione, dalla conoscenza e dall’abilità, ma soprattutto dall’amore per un territorio eletto, ritenuto sin dall’antichità la culla ideale di vini di altissima qualità che per molti lustri i Pepe hanno prodotto e commercializzato in tutt’Italia.
Angelo Pepe, figlio di Francesco, un uomo di carattere, forte, determinato e volitivo, ha deciso di continuare sulle orme della sua famiglia, costruendo il futuro suo e della sua gente sulle radici dei suoi antenati.
Per anni ha lavorato in maniera durissima per poter coltivare un sogno.
Il suo lavoro è stato apprezzato anche dall’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, quando ancora giovanissimo, nel 1998, lo nominò Cavaliere della Repubblica per meriti sul lavoro.
Oggi la Tenuta del Cavalier Pepe è una realtà che, grazie anche al lavoro e alla competenza della figlia Milena, alla quale ha trasmesso le sue stesse passioni, produce vini di altissima qualità quali l’Aglianico, il Greco di Tufo, il Fiano di Avellino ed il Coda di Volpe che esaltano in maniera magnifica il carattere, la personalità, la forza e la tipicità dei vitigni della zona.
La Tenuta del Cavalier Pepe, si estende tra i comuni di Luogosano, S. Angelo all’Esca e Taurasi (che fanno parte dei 17 Comuni compresi nel disciplinare del Taurasi), e occupa più di 35 ettari coltivati in massima parte a vigneti, anche se sono presenti degli uliveti e dei noccioleti.
Il suo territorio si trova interamente in zona collinosa compresa tra i 350 e i 500 metri di altezza e la sua esposizione geografica è in gran parte rivolta a sud e sud-est. Il terreno è composto di marne di argilla sabbiosa e conglomerati di arenarie superiori. Il suo microclima è caratterizzato da estati assolate e inverni abbastanza rigidi, con una buona ventilazione. In autunno, le forti escursioni termiche portano ad una lenta maturazione i grappoli e determinano una vendemmia tardiva, effettuata generalmente tra il mese di ottobre e la prima metà di novembre.
(dal www.tenutacavalierpepe.it )

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INFO
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Milena Pepe, Tenuta Cavalier Pepe
Via Santa Vara – 83050 Sant’Angelo all’Esca(AV)
Tel: 0827/73.766 fax: 0827/78.163
Cell: 349.31.72.480 –
www.tenutacavalierpepe.it – info@tenutacavalierpepe.it
Uff. Stampa: Giulia Cannada Bartoli 3398789602
giulia_cannadabartoli@fastwebnet.it

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HA SCRITTO LUCIANO PIGNATARO…
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Per molti anni Taurasi è stato l’unico vino italiano a non avere territorio. Poi, sulla scia di Antonio Caggiano, il primo a portare visitatori, turisti, operatori e giornalisti nel comune del rosso più importante del Sud, si sono affacciate nuove realtà. Ma questa le supera tutte: 35 ettari adagiati sulle colline tra Luogosano e Sant’Angelo all’Esca il cui baricentro è fissato sulla collina Carazita vitata in modo così spettacolare come solo nelle Langhe e a Montalcino abbiamo sinora visto.
Nella grande cantina ancora in costruzione gli esperti riconoscono il volto familiare di Marco Moccia, cantiniere per anni da Caggiano dove si è fatto le ossa, poi c’è la giovane Milena, belga-irpina con laurea in marketing del vino a Bruxelles dove il papà Angelo ha fondato numerosi ristoranti italiani, esperienze in Francia prima di venire a maturare su queste colline nel cuore dell’areale docg.
Ebbene, qual è il bianco della zona più rossista della Campania?
Sicuramente il Coda di Volpe, quel vitigno poco acido usato dai contadini per tagliare Fiano e Greco un po’ come si fa con il Piedirosso nell’ Aglianico.
Angelo lavora a Bruxelles, torna e, anno dopo anno, compra i terreni e li mette a regime come Dio comanda mentre gli altri fratelli, sono impegnati sul territorio nella filiera del turismo enogastronomico di qualità, sul crinale argilloso calcareo è nato il ristorante la Collina assediato dagli olivi da cui si produce Ravace finissimo.
Ora in cantina e nei campi c’è Milena, sorriso morbido e idee molto chiare con qualche sbalordimento, provocato a volte dalla mania importata dagli Stati Uniti di avere un enologo di fama per imporsi sul mercato. Ma in Francia è l’azienda a dare volto al bicchiere, non l’enologo. Poggiando su questo ragionamento c’è il solido Raffaele Inglese nella Tenuta, poche chiacchiere e tanto Aglianico, Fiano, e Greco dietro le spalle.
Di Angelo e Milena è molto bella la volontà di piantare più di cinque ettari di Coda di Volpe mentre la gran parte delle cantine di Taurasi rincorre gli altri due vitigni più conosciuti e remunerativi: i Pepe sono gli unici a preservare il bianco vero di territorio. Il 2005 è più arzillo del 2006, bisogno ancora di vetro, si presenta fresco, con ingresso, baldanzoso in bocca, beva piacevole, per certi versi anche impegnativa, molto efficace sulle zuppe contadine come quella fatta con la cipolla ramata di Montoro e il caciocchiato da Antonella Jandolo della Maschera di Avellino.
Così l’Irpinia ha cambiato il suo volto in quindici anni, dalle anziane donne vestite di nero per il lutto, aria Mediterraneo antico, alle fanciulle in fiore, simbolo di un territorio modernamente indomito alla marginalità e alla globalizzazione.
(E’ uno dei tanti articoli che Luciano ha scritto sul Coda di Volpe irpino, sul suo sito www.lucianopignataro.it)


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