Il sistema elettrico collegato alla Campania è a rischio, funziona male e la regione potrebbe trovarsi presto a secco di energia se non si interviene con modifiche strutturali indispensabile e dispendiose, purtroppo. L’allarme viene dalla Corte dei Conti e da una specifica relazione sul gestore di rete di trasporto. Si tratta di buchi tappabili solo che ci sia una intesa tra i vari enti collegati per l’elettricità. Il bilancio energetico regionale, negli ultimi anni, non è migliorato di molto dal punto di vista strutturale e quindi è facile fare previsioni negative come quelle della corte dei conti. Dai prospetti presentati, infatti, si evince che le due annate 1997 e 2002 messe a confronto, danno questo risultato: Gli impiani idroelettrici da 25 del 1997 sono passati ai 28 del 2002; gli impianti termoelettrici da 23 a 22; gli impianti eloici e fotovoltaici da 7 a 28. Il tutto per una produzione netta destinata ai consumi che nel 1997 era di 1976 GWh, mentre nel 2002 è salita a 2922 GWh. Ma l’energia richiesta nel 1997 era di 15.433 e quella attuale di 16913 GWh. Pertanto il deficit del ’97 era di 13.457 GWh e oggi di 13.990. Poi c’è la percentuale di energia erogata dalle altre regioni che nel 97 ammontava all’ 87,2% e oggi è scesa all’82,7%. Una situazione triste e preoccupante ma non è che altrove stiano meglio. Solo che se è vero che mal comune è mezzo gaudio non è certo il caso di perdere tempo, preoccupandosi di trovare soldi, magari sponsor anche privati per la costruzione e manutenzione degli impianti mancanti, perché la popolazione campana non debba patire anche la iattura di mancanza di energia a fronte dei rifiuti che non ricicliamo proprio per ricavarne energia. Ma questo è un altro discorso. Purtroppo.


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