Bird-watching. Alla bella (?) età di 77 anni, caro Maurizio, ho vissuto la mia prima esperienza di bird watching in…Panama! Mi ero sempre promesso di farlo in Italia, magari aggregandomi ad una delle vostre escursioni e invece mi sono trovato senza saperlo in una scampagnata alle 5 del mattino per andare a scovare uccelli e altre specie in un parco di 24 km , il Panama Rainforest Discovery Center, che comincia a Gamboa (a 45 minuti da Panama city) e costeggia il canale di Panama ma lo affianca senza mai farlo intravedere perché questa foresta ha alberi che raggiungono e superano i 30 metri; si scollina continuamente fino al casotto di ingresso al parco (30 euro pro capite e nessuno sconto età o straniero che sia). Alla fine bisogna proseguire a piedi con 38 gradi di calore e 92% di umidità che mi dicono sia la temperatura ideale visto l’orario. L’alba è livida e di uccelli nemmeno l’ombra anche se un tucano fugge rapido tra un albero e l’altro. Dopo 2 km a piedi siamo diretti alla torre di avvistamento che , secondo me, è un capolavoro di ingegneria: ma non ne ho viste altre, mai, quindi non ho paragoni. E’ alta 35 metri, qualche metro sopra gli alberi. E’ tutta in ferro color beige ed è dotata di reti di protezione ultra rigide che evitano non improbabili cadute, è vietata ai minori di 12 anni e ha piattaforme a 10, 20, e 35 metri; quando sei su in cima il ferro balla sotto i piedi: ma è ultra sicura. Io però, che soffro di vertigini da piccolo, ti lascio immaginare. Tuttavia, binocolo in mano rovisto centimetro per centimetro e a 360 gradi, il panorama circostante. Due tucani sfrecciano velocissimi per un buongiorno rapido, alcune scimmie urlatrici sono almeno dieci metri più sotto, le senti ma non le vedi, ma un fracasso di rami spezzati mi fa intravedere una madre con cucciolo al collo che prende frutti da un albero di mango, riesco a carpirne la nuca con la macchina fotografica . Si alzano in volo centinaia (proprio così) di pappagallini verdi che fanno un rumore incredibile e volano in formazione, li fotograferò poi, mentre riposano chiacchierando tra loro nei pressi di uno dei tanti laghetti. Qui i sentieri sono tracciati con brecciolino incollato al fango sempre umido del terreno, in alcuni punti sono a strapiombo e in altri salgono vertiginosamente ma sempre sotto una coltre di verde che nasconde il cielo per tutto il percorso e l’aria umida ti penetra fin nelle ossa. Colpisce il silenzio interrotto di tanto in tanto da urla di scimmie in lotta tra loro, ma il silenzio è una componente essenziale per la vita della foresta: predatori e predati, infatti, stanno sempre sul chi va la’. E non è un caso che anche quando cade un ramo infracidito dalla pioggia lo fa in silenzio. Il sottobosco nasconde fiori incredibilmente colorati e funghi a riccio nascono sui tronchi umidi e sulle radici esterne di enormi alberi; termitai vivono in enormi carote di fango appese agli alberi quasi morti, che sembrano volerti cadere addosso e che invece emettono solo brevi ma intensi bagliori verdi che sanciscono la nascita alla vita di altri insetti voraci del legno. Una fila interminabile di formiche traccia un sentiero e le vedi solo perchè ognuna porta una fogliolina verdissima fino all’imbocco di uno dei tanti buchi nel terreno, là altre formiche prendono il carico e lo portano giù. Alcuni millepiedi color ambra formano un treno verso un cespuglio di fiori rosso cupo: mi dicono che ne sono ghiotti. Liane scendono robuste dagli alberi e su alcuni tronchi noti delle unghiate lasciate di fresco: sono i bradipi, gli animali che hanno surclassato la tartaruga per la lentezza dei loro movimenti, ne ho visti già altri nella jungla vicino casa e mi basta alzare gli occhi per vedere la matassa beige che si mischia al fogliame alto due metri su di me. Addirittura riesco a fotografare un esserino minuscolo che striscia sul terreno alla ricerca di un riparo: è una iguana appena nata che cerca di confondersi col fogliame sparso intorno. Crescerà e diventerà un mangiatore temibile per le piante di ibscus che ho visto abbondanti nella radura prima di un laghetto. Nonostante l’umidità non avverto disagio fisico, solo curiosità per questo universo che la natura ha creato e trattiene in vita difendendolo con amore: i colibri ne sono la dimostrazione. Su alcuni punti-belvedere sono posti alcuni abbeveratoi per questi mini uccelli che di lungo hanno solo il becco spesso ricurvo e più raramente (ma ce n’erano due) col becco a lettera “s”. Bellissimi da vedere quasi impossibile riprenderli perché persino quando bevono (infilando il sottile becco in un minuscolo forellino dell’abbeveratoio artificiale), muovono le ali e poi volano che è uno spettacolo vederli. Vanno ad angolo retto, disegnano traiettorie incredibili e poi sfrecciano lontanissimi per ricomparire in pochi secondi ad abbeverarsi! In uno dei tantissimi specchi d’acqua, e lì finalmente vediamo il cielo, grigio e plumbeo, carico di pioggia in arrivo, ci sono occhi che fissamente guardano verso un gruppo di ibis bianchissimi: sono coccodrilli che non si staccano dalle acque melmose per non mostrarsi ma che aspettano la preda che li sberleffa volandogli sopra e poggiandosi sulla nuca di uno di essi: peccato per il mio cellulare, memoria piena e niente foto! Per caricare la macchina fotografica ci vorrà troppo tempo, quello che serve agli animali per eclissarsi. Un serpente di quelli d’acqua si lascia scivolare sotto un mare di foglie galleggianti e finalmente c’è un break per bere acqua e un po’ di limonata panamense: una robaccia tutto gas e molto acre. L’alba è sorta, il cielo è rimasto grigio e cominciano a cadere grosse gocce d’acqua. Sappiamo che il tour è finito e non conviene farsi trovare nella foresta. Con la pioggia battente (non c’è una via di mezzo purtroppo) cadono i rami marci, frana il terreno e ovunque i rivoli d’acqua diventano cascate che portano tutto a valle. L’anno scorso per questa imprudenza – e non per fare bird watching ma solo un bagno in un fiume sotterraneo – ci rimisi tre costole fratturate…dopo una caduta di tre metri. Si torna a casa senza bottino fotografico di uccelli pur annunciati nel parco ma oggi la giornata era proprio negativa e forse per gli uccelli era anche giorno di festa e di riposo. Una bella esperienza ma devo essere sincero: fossi rimasto a casa avrei trovato più volatili da riprendere che nel parco. Ma l’esperienza mi ha appagato e non sono certo che non la ripeterò anche se alla mia età tutto diventa molto improbabile oltre che improponibile, almeno da queste parti. Mi ha fatto piacere parlartene e scusami la lungaggine ma almeno ora so perché te ne vai a spasso per bird watching. Ora piace anche a me…e per chiudere mi do una risposta che ti avevo chiesto un anno fa a proposito degli uccelli che sostano imperterriti sui cavi elettrici anche durante i temporali. Qui è la stagione delle piogge e durarà almeno fino a novembre, per svariati pomeriggi, con o senza pioggia, li ho osservati in movimenti sempre ripetitivi e quasi uguali. Un uccello si stacca dal cavo vola alto e sfreccia rapido verso il cavo sottostante, immediatamente viene seguito da un altro e non torneranno più sperdendosi nel bosco. Per tutto il tramonto (di tanti giorni) ho osservato queste scene fino all’ultima delle trecento e oltre coppie poggiate sui cavi. In sostanza è come uno che va a prendere un aperitivo, poi, scesa la sera chiama la compagna e se ne va al nido…Semplice, fantasioso? Per me vero, così come la scoperta che molte specie di uccelli fanno il nido non solo sugli alberi alti, ma sui benjamin che non superano i due metri (ci pensano i giardinieri a tenerli bassi) e quando senti il cinguettio puoi addirittura andare a dare una occhiata ai piccoli a becco aperto che aspettano il cibo. Aggiungo che il papà se vede estranei cerca di attirarne l’attenzione, allontanandosi dal nido, mentre la mamma va subito a portare cibo e protezione alla nidiata. Una volta ho tardato un po’ l’osservazione e il giorno dopo la famiglia aveva già traslocato, in un albero vicino ma più alto e sicuro. Ciaooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooe salutami i colleghi soci dei quali posso dire solo una cosa: vi invidio tutti! gianpaolo

Categorie: Ornitologia

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