Caro Direttore,

Nel summit di Caserta, pochi mesi fa, il Governo ha esplicitato la strategia e i programmi per il sud, e furono individuati gli strumenti e le risorse finanziarie.

I cittadini hanno apprezzato: dei 120 miliardi di euro tra risorse europee, nazionali destinati alla politica regionale di sviluppo e coesione, 100 sono destinati al Sud, con il rilancio del credito di imposta, l’attuazione della riduzione del cuneo fiscale, la individuazione delle zone franche urbane e di una possibile fiscalita di vantaggio, ed altre misure ancora. Queste scelte costituiscono risposte serie, concrete, efficaci.

Ora si tratta di dare un accelerarata aumentando il livello di informazione e di partecipazione ad un processo che rischia in questo momento di rimanenre troppo sotto traccia.

I tempi della attuazione delle scelte non sono indifferenti. L’accelerazione degli investimenti per lo sviluppo del Mezzogiorno sono un elemento importante per la rimessa in moto dell’intero Paese.

Il Quadro Strategico Nazionale approvato a Caserta è in fase di valutazione a Bruxelles per l’approvazione formale ed i Programmi Operativi delle Regioni del Mezzogiorno cominciano ad essere trasmessi formalmente alla Commissione per l’approvazione.

Tuttavia, l’approvazione formale dei programmi non deve in questa fase bloccare l’attività di possibile declinazione progettuale delle scelte strategiche operate dalle Regioni e dalle amministrazioni Centrali per il Mezzogiorno. Se non si parte con la predisposizione di progetti di grande portata, di natura interregionale, se non in alcuni casi nazionale, la programmazione 2007-2013 rischia di commettere gli stessi errori del passato. Per evitare la perdita dei fondi,le regioni faranno ricorso ai progetti sponda e quindi snatureranno la programmazione.

Allo stesso modo, se non si chiarisce la proposta e i criteri sulle zone franche urbane, si rischia di attivare contese inutili e fuorvianti, snaturando anche possibili strumenti innovativi già sul nascere.

Insomma occorre decidere e andare avanti. Nella consapevolezza che i diversi strumenti e le diverse risorse finanziarie non sono compartimenti stagni, ma che i processi importanti vanno colti puntandoci su con convinzione e metodo. Questo può essere il caso di Industria 2015, con il suo approccio per progetti di interessi nazionale ai quali le Regioni possono aderire con risorse proprie per favorirne il successo e trarne benefici per le proprie strutture economiche.

Il Dipartimento per le Politiche di Coesione all’interno del Ministero per lo Sviluppo sta facendo un lavoro serio, robusto.

Ma credo che occorra un maggiore coinvolgimento dei tanti pezzi della società meridionale da cui puo’ venire progettualità e idee innovative, a cominciare dalle Università, dall’associazionismo, oltre che naturalmente dalle grandi organizzazioni economiche e sociali e dal sistema delle autonomie regionali e locali.

Gianni Pittella
Presidente Delegazione Italiana Gruppo PSE al Parlamento europeo.

da: Ufficio Stampa [Ufficiostampapr@yahoo.it]


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