AI COLLEGHI GIORNALISTI
Carissimi, questa volta l’ufficio stampa è ad uso personale, poco deontologico, ma pratico, per dirvi che ho partecipato al concorso Viaggio, bandito dalla Carlo Rendano Association, con il racconto “L’anima nuda”. E, visto che sono stata selezionata dalla giuria per la mostra Viaggio, vi invio in allegato l’invito alla conferenza stampa del 13 giugno, e alla serata inaugurale del 14 giugno, entrambe al Trip,…e vi aggiungo che il 19 giugno al Lanificio 25, alle ore 21 l’attrice Tiziana Tirrito (mia sorella) leggerà “L’anima nuda” sulle note di un delicato sottofondo musicale.Grazie a tutti
Annalisa – annalisa.tirrito@tin.it

VIAGGIO 1.
conferenza stampa di presentazione
TRIP, mercoledì 13 giugno ore 11.30

Il Concorso Viaggio, bandito nel febbraio 2006, approda alla meta: la commissione scientifica, presieduta da Graziella Lonardi Buontempo, ha selezionato tra gli oltre 200 lavori inviati 46 opere inedite, che verranno presentate per la prima volta al pubblico in un singolare percorso espositivo negli spazi di Trip e Lanificio 25 a partire da giovedì 14 giugno.
Mercoledì 13 giugno alle ore 11.30 è fissata l’anteprima per la stampa.
Franco Rendano Presidente della Carlo Rendano Association, Katià Bazzocchi direttore artistico TRIP e Francesca Rendano direttore artistico LANIFICIO25, presenteranno la mostra Viaggio insieme alle tre giovani curatrici.
Seguirà un light lunch in sala Miele
Trip
Via Martucci 64 – Tel. 081 19568994 – trip@cra.na.it

VIAGGIO 2.
Concorso – mostra per artisti emergenti della Campania
Indetto dalla CRA-CarloRendanoAssociation
Inaugurazione a Trip 14 giugno ore 19.00
Si inaugura a Trip il 14 giugno Viaggio, la mostra concorso per artisti emergenti della Campania indetta dalla Carlo Rendano Association con l’obiettivo di valorizzare e promuovere il lavoro di artisti e curatori emergenti, e far conoscere Napoli e la Campania attraverso i suoi fermenti culturali contemporanei.
Il tema
Gli artisti sono stati invitati a creare ispirati dal tema del viaggio ed in particolare del principio: inteso non solo come partenza-inizio ma anche nel senso di indirizzo morale, valore profondo che rende l’esperienza originale. Principio dunque anche come ciò che rappresenta il fondamento di un ragionamento, di una dottrina, di una scienza; l’inizio di un qualcosa che vuole poggiare su basi salde. Un viaggio nel senso e nel suo farsi esperienza ed il senso del viaggio, come principio e direzione.
Il concorso
In oltre un anno di lavoro, la commissione selezionatrice – composta da Graziella Lonardi Buontempo, Ninì Sgambati, Emanuela De Cecco, Derek Hudson, Grazia Neri, Stefano De Stefano, Giulio Baffi, Pasquale Esposito – ha esaminato le opere inviate, frutto di una lunga ricerca e selezione degli artisti campani attivi in Italia e nel mondo. Si è scelto di aprire il concorso a tutte le categorie artistiche per dar modo ai partecipanti di esprimersi al meglio, ritenendo il mezzo espressivo una variabile fondamentale dell’opera d’arte stessa. Hanno partecipato ben 203 artisti di ogni età e formazione per un totale di 193 opere, tutte inedite ed ispirate al filo conduttore del principio. Una galleria sorprendente ed eterogenea che ancora una volta attesta la grande vivacità creativa di Napoli e della Campania. La scelta non è stata facile: la commissione scientifica ha selezionato 33 opere, mentre altre 13 sono state segnalate dalla CarloRendanoAssociation.
La mostra
I 46 lavori inediti selezionati – dipinti, istallazioni, video, disegni, fotografie, sculture, opere letterarie ed opere digitali – saranno ora protagonisti di una grande mostra-evento che coinvolgerà Trip e Lanificio 25, i due spazi napoletani CRA. Un’esposizione collettiva eccezionalmente articolata nelle forme espressive e nelle visioni artistiche, una mostra che, alimentando ed ampliando le possibilità di crescita per gli artisti campani, acquisisce un valore civico e sociale oltre che culturale.
La mostra resterà nelle due sedi fino al 9 settembre

INFO:
Trip
Via Martucci 64 – Napoli – Tel. 081 19568994
Lanificio 25
Piazza E. De Nicola, 46 – Napoli – Tel. 081 6582915
da:Annalisa Tirrito
annalisa.tirrito@tin.it

IL RACCONTO “L’ANIMA NUDA”
ANNALISA TIRRITO

Introduzione dell’Autrice
Tra i mille viaggi possibili, il racconto “L’ANIMA NUDA”, affronta il viaggio interiore, alla scoperta della personalità recondita dell’uomo, la meno
visibile, eppure più vera, quella che decide il futuro della propria vita…scoprire l’anima nuda, è un viaggio intimo, per risvegliarsi dal torpore della vita,…non sempre il ritorno è possibile, ma se ciò avviene inizia un cammino consapevole, gioioso e affascinante, il principio di un nuovo luminoso viaggio…

A mia madre,
compagna di mille viaggi

Mi sentivo osservata e studiata in ogni dettaglio. Quell’uomo leggeva
il mio pensiero, e oltre al mio, quello di tutti gli altri. Ma
per una strana attrazione era me che osservava, ed i miei pensieri
che ascoltava e valutava. Ero diversa ai suoi occhi, pensavo e
ripensavo, spaziavo e sorvolavo immagini che non aveva mai
veduto prima. La sua mente riusciva a contenere solo le vite degli altri, lui era colmo delle esistenze altrui, e privo dei suoi pensieri. Solo il tempo per valutare le menti di uomini e donne sconosciuti,oppure per diffidare di chi fingeva di essergli vicino, ma che nell’intimo lo tradiva. Ero immobile, impietrita, eppure non riuscivo ad isolarmi. Inquieta perché scoperta, mentre lui mi leggeva l’anima nuda. Provavo vergogna, reticenza e indignazione per tanta arroganza. Chi osava entrare nei miei più intimi pensieri? chi era
costui che mi frugava l’anima? Paura per non poter fuggire da chi
sa che sei pronta a scappare. Sembrava tutto così banale e solito.
Il vagone lento della funicolare, pieno di gente. Eppure c’era
nell’aria qualcosa di diverso, appena percettibile. Si avvertiva..
Eccolo, d’un tratto lo trovai, era confuso tra la folla. Giunto per
ultimo, poco prima che il treno partisse, si appoggiò al vetro,
rivolto verso tutti. Lo ignoravano come uno qualunque. Ed io tra
loro. Certo nessuno immaginava che lui potesse leggere nei pensieri
di ognuno. I due uomini che conversavano amichevolmente con
una donna appena incontrata, certamente vecchia amica, non
sapevano che quell’uomo si insidiava nei loro segreti e già leggeva infinita ipocrisia in uno e desiderio nella coppia, che fingeva cordiale amicizia.
“E le tue donne come stanno?”, chiese lei con cortesia mentre celava invidia e amore per lui allo stesso tempo.“Bene”. Rispose lui,quasi sorpreso per la sua prontezza e la sfrontatezza nel chiedere delle sue rivali, senza destare alcun sospetto, nell’amico, che partecipava piacevolmente a quell’innocuo dialogo. E mentre la finzione della vita inscenava il suo corso, solo lui leggeva le verità nascoste. Impaurito, da tutto quel mentire, eppure condannato a voler sapere, a dover ascoltare e biasimare il genere umano. Io impaurita forse più di lui, ostentavo una calma irreale. Appena giunti all’ultima fermata, scesi senza voltarmi, ma ben presto capii che l’uomo mi seguiva, quasi attirato da una scia
immaginaria. Cosa cercava in me? Mi chiesi, ma non ebbi alcuna
risposta. Inscenai una lenta passeggiata, tra la gente, ogni tanto soffermandomi innanzi ad una vetrina. Incontrai un’amica, di
quelle che non vedi da tempo, ma che non dimentichi, perché
è parte del tuo passato, basta poco per ricordare attimi ed intimità, tutto sembra fermo all’ultimo incontro. “Ti trovo bene”- le dissi con sincero affetto, e lei- “Dobbiamo vederci più spesso, magari andare a cena insieme con i nostri cari, chi sa che non si possa recuperare il tempo trascorso”, ma entrambe già sapevamo che era pura utopia, le persone del passato rimangono lì dove le abbiamo riposte, in angoli remoti, come un mosaico perfetto e
invariabile. Ma, sottocchi, intravedevo ancora la sagoma,
quell’uomo era lì che mi osservava, quasi restio nel farsi avanti,capivo da piccoli gesti che non avrebbe osato fare altro, non
avrebbe avvicinato il suo insignificante corpo al mio più di quanto già stesse facendo. Camminai a lungo e lui mi seguì in ogni dove,la notte sembrava non giungesse mai, ero in preda ad un moto perpetuo, sarei riuscita a continuare così all’infinito, nell’incertezza che lui seguisse me, e nell’inconscio desiderio, nonostante il terrore, che ciò stesse realmente accadendo. Ero quasi in bilico, tra la frenesia per le risposte della vita e la consapevolezza del dolore che infliggono. Decisi allora di chiamare il mio uomo, al
cellulare come nulla fosse accaduto. Cercai di concentrare tutte le mie forze perché non capisse che qualcosa stava cambiando. Lui non capì anzi, con innata superficialità, mi chiese di aspettare, di aver pazienza, qualità che come sempre dimostravo di avere in abbondanza, ma quando percepì l’insistenza si decise ad
incontrarmi. Ormai era buio e se prima non avevo dubbi che l’uomo fosse ancora sui miei passi, ormai non ne ero più sicura.
Ero esausta, stanca nel corpo e nella mente, fuggire era l’unico
istinto, al resto avrei pensato dopo. Dovevo riflettere, escogitare
un piano, difendermi, dall’energia pura. Quell’uomo poteva tutto
ed io lo temevo. Finalmente incontrai David. Il mio uomo, quella sera era quasi più distante del solito, o forse ero io che vedevo tutto attraverso una patina, che rendeva la realtà incerta e impossibile. Mi chiedevo come sempre prima di allora, cosa ci facessi in quella storia, se stessi vivendo come improvvisata attrice la vita di altri. “Ciao amore. Come stai?”. Dissi con dolcezza e lui affettuoso e innamorato come il primo giorno mi baciò intensamente. Per un attimo si sciolse la tensione ero protetta tra le sue braccia forti. Tutto quello che avevo erano attimi, infiniti,fatti di noi in una girandola di abbracci e baci dolcissimi e intensi,l’unica certezza, poi l’oblio. Ero certa di averlo solo quando era lì con me, così non appena andava via, ogni cosa era in forse.
Non più certezze, ma solo il sogno fino all’incontro successivo.
Credevo solo in ciò che vedevo e provavo, e solo nel tempo in
cui avveniva. Quando tutto diveniva un ricordo era parte del mio passato, solo quello era veramente mio e nessuno avrebbe mai
potuto portarmelo via.
Se volevo sapere, ed io volevo, dovevo agire, chiedere. Ma avevo
paura, non ero pronta. I mali del mondo, tutti insieme, potevano
essermi svelati, ma non ero ancora pronta. Fuggii, ma forse lui
mi fece andare, lesse la mia paura, gli sembrò giusta, ovvia, o
forse ebbe pietà. Ed io fuggii, lontano dalla sua mente diabolica.
Non ne ero certa, ma anche a distanza sentivo ancora il peso del
suo pensiero, che scavava e leggeva dentro di me.
David non mi capiva affatto. Come ti deprime chi non vuole capire,
e finge di approvare cose che non ha neanche ascoltato. Così
decisi di dar fine a quella difficile giornata, pregando David di riaccompagnarmi a casa. Dovevo riflettere. Cercare di capire cosa
stesse accadendo. Mi sembrava di vivere in un film, e speravo di
risvegliarmi quanto prima da un brutto sogno. Volli tornare subito
a casa non avevo motivo di protrarre ulteriormente quell’inutile incontro. Tutto il conforto che cercavo non era in quell’unione,nonostante l’immenso amore dichiarato, tutto appariva arido.
Tornai sola nella mia casa, vuota solo per combinazione in quella
strana serata. Più tardi sarebbero rincasati i miei genitori e mio
fratello. Così ebbi la libertà di riflettere e fermarmi a pensare innanzi ad uno specchio o seduta in cucina con lo sguardo incantato,
perso nel vuoto. Ero assente, mentre i brividi mi invadevano il
corpo, sapevo che o reagivo o affogavo. Così, priva di forze,
abbandonai ogni resistenza e scoprii l’anima, nuda, mentre
quell’uomo triste e insignificante, sebbene distante e chi sa dove,mi leggeva dentro, scavando senza pietà nel mio io più profondo.
Era me che voleva studiare, sapere tutto presente e passato. Per
lui rappresentavo l’altra faccia della realtà, colei che sbaglia come tutti su questa terra, ma che soffre e piange dentro. Bontà e
incertezza, paura e sgomento, amore e passione, leggeva, ma uniti
e avvinghiati senza regole fisse, piuttosto scomposti e affidati al
caso. Mi addormentai, quasi vestita, in preda ad incubi inenarrabili,fin quando la mia famiglia rincasò e, trovandomi così insolitamente assente, mia madre non perse tempo a spogliarmi e svegliarmi per sistemarmi meglio. Bruciavo, sudavo freddo e la febbre era alta, così la mamma passò la notte accanto a me. Poté osservare ogni discorso, ogni lamento, che le sembrò un normale sintomo della febbre alta, ma non immaginava affatto che io stessi
dialogando con lui, l’insignificante uomo che legge le menti.Nessuno poteva immaginarlo, e mi chiedevo perché io potessi
farlo. E perché mi faceva tanto male aprire il cuore e svelare la
mia vita. Una tra le tante senza talento, senza eccellenze, come
mille altre inutili vite. Nulla sarebbe cambiato al mondo se io non
fossi mai esistita. E se fossi scomparsa quella notte, chi l’avrebbe notato? Solo pochi intimi, ed anche loro, chi li avrebbe notati? Piccoli, piccoli esseri in questo immenso mondo. Che importa il passo degli uomini soli? Al mattino tutto sembrava fermo. Appena sveglia vidi mia madre, seduta accanto a me su una poltrona scomoda, eppure era riuscita a chiudere gli occhi per la stanchezza, anche se in quella forzata posizione. Non riuscii a rimanere in silenzio, come avrei voluto, piuttosto iniziai ad ansimare e mia madre si svegliò da quel sonno leggero.
“Cosa c’è figlia mia, perché ti lamenti? Tutta la notte ho temuto per te, ma non mi ascoltavi, le mie carezze era come se non ti sfiorassero affatto, non eri qui vicino a me. Dimmi, ti prego,
cosa posso fare per aiutarti, chiamo un medico? Forse ce n’è
bisogno”.
Io non risposi, ma lei se lo aspettava, era quasi uno
sfogo che non attendeva repliche. Così cercai di riposare ancora
un po’, fin quando la smania di reagire si impossesso di me. Mi
vestii, tra le voci concitate e incredule dei miei familiari che mi
pregavano di essere più ragionevole, di aspettare che la febbre passasse. Ma io non li ascoltai, appena pronta uscii di casa e vagai l’intera giornata. Non sapevo se era più forte il desiderio di trovare quell’uomo o di sfuggirlo. Erano talmente forti entrambi i desideri che si annullavano ed io ero in balia di me stessa. Peccato che non riuscissi a trovare una via di scampo, tutto mi appariva nero
e come al solito non volevo prender decisioni, attendevo che
fossero gli eventi a decidere per me. Seduta su di una panchina
sotto un albero florido e maestoso, iniziai a scrivere uno strano diario. Capii solo allora che l’inizio di una nuova vita decorreva dall’ultimo giorno trascorso, in cui avevo incontrato non so chi, e non so cosa, ma era bastato per cambiare il corso della vita. Ad un tratto chiamò David, seppe della febbre, del mio precario stato di salute, e si chiese come mai fossi così affranta, e se era lui il
motivo di tanta disperazione. In realtà non sapevo neanche io il
perché, ma ero entrata in un tunnel e l’unica via di uscita era
attraversarlo tutto, anche se il cammino richiedeva coraggio, e
sofferenza. Io volevo arrivare fino in fondo. Così fui breve,
superficiale e assente, per ritrovarmi nuovamente sola, come prima pensai, poco male. Chi può capirmi come me stessa? Gli altri non sono in grado di aiutarmi. Spensi il cellulare per esser più sola, così ripresi a camminare nella città assente, mentre tutti al mio passaggio si scostavano, pur non vedendomi, come io non vedevo più loro, quasi immateriale io, privi di importanza ai miei occhi loro. Il mio mondo, il mio piccolo mondo, non comprendeva più
nessuno, se non me soltanto.
Così passarono giorni irreali, non so nemmeno quanti, sapevo
solo che dovevo fuggire, da qualcuno o qualcosa che tentava di
raggiungermi. Tutti nemici attorno a me, non distinguevo più il
bene dal male. Sapevo di esser seguita e sebbene tentassi in tutti
i modi di celare i miei pensieri quell’uomo era lì che li leggeva
e ad ogni passo sapeva che stavo per capitolare, mi attendeva al
varco, con pazienza e certezza. Sapeva che ogni strada mi avrebbe
riportato a lui. Nonostante ciò il tempo trascorse, giorni e settimane
di fuga dalla realtà o dall’irrealtà, che non ero più in grado di distinguere.
Accadde un giorno come altri, dopo una notte di incubi decisi di
reagire: dovevo incontrarlo e subito. Mi vestii ed uscii in gran
fretta, percorsi molte strade ed ovunque ritrovai quel volto scialbo,mi voltai convinta di trovarlo alle mie spalle, ma niente. Dopo tutto quel piccolo e insignificante mostro si prendeva gioco di me, si nascondeva per farmi impazzire. Esausta e incredula, tra follia e lucidità, mi adagiai su una panchina, in una di quelle poche macchie di verde cittadine, un’oasi nel cemento. Fu allora che da lontano lo vidi, ebbi l’istinto di fuggire, ma una strana forza mi bloccò, come braccia invisibili sul mio corpo, mi tenevano ferma,mentre io, con tutta la forza cercavo di reagire. Presto mi rassegnai. Lui venne verso di me, mi si sedette accanto. Da principio non disse nulla. Ero io che parlavo, ma non proferendo parola. Lo guardavo e rivedevo quella sagoma buia, senza bellezza, non un briciolo di interesse destava il suo misero corpo. Mi guardava ma senza mostrare offesa per ciò che pensavo, ne era consapevole,
come sapeva pure che quelle osservazioni scaturivano dall’immenso divario tra la scialba presenza e la potenza dei suoi poteri. Solo mi chiedevo chi fosse. Un angelo, un demone, un uomo fra gli uomini o cosa. Il linguaggio era muto. Fin quando mi disse con una voce calda e amichevole: “Non aver paura non ti farò del male. Voglio solo sapere di te. Ti ho seguita perché non sei come gli altri. Hai sentito il mio potere, sai che leggo le menti. Tu sei come me, puoi di più degli altri. Ti ho osservata, ho visto e sentito che fuggivi, mi temevi, non hai torto, ti capisco. Ciò che non si conosce e che non possiamo spiegarci razionalmente fa paura agli uomini. Ma devi ammettere che tante sono le cose incomprensibili in questo lento passaggio in vita. Quali sono le certezze? Tu forse ne hai qualcuna? Io non ne ho, e ancor più non ne potrò mai avere. Condannato a sapere le vite degli altri, quelle che possono essere certezze per i più, per me non lo sono affatto. Io so che il mondo è falsità prima di tutto, falsità su falsità, costruzioni virtuose di falsità, talmente ben celate ed incastrate da sembrare verità. E la gente vuole credere che sia così. Meglio certezze false che false certezze”.
Io ero lì che bevevo ogni sua parola, in quel momento non c’era altro che lui, tutto iniziava e finiva in quel nostro dialogo irreale. Per un attimo pensai che fosse un sogno, anzi ne fui convinta per lungo tempo. So per certo che ero felice.In quel limbo non chiedevo altro se non di restarvi per sempre.
La luce era chiara, non udivo più né voci, né il chiasso di città,
il nostro dialogo sembrava ritagliato nel nulla, come una foto,senza sonoro. Che gioia immensa poter descrivere gli eterni attimi, mentre rivivo il ricordo. I più importanti della mia vita, quelli per
i quali vale la pena di vivere. Quell’essere mi svelò l’essenza della vita e dei nostri tormenti. Come d’incanto alla paura subentrò lo stupore e poi la certezza che quell’incontro non fosse avvenuto
per caso, e che io non fossi una persona qualunque che per un
motivo inspiegabile sapesse ascoltare l’ignoto, capii d’un tratto che la vita è oro, un dono prezioso, che non avviene per caso.
Tutto ha un fine celato nella casualità, nel destino che gli uomini sfuggono o rincorrono come ignare pedine costrette in corpi troppo stretti. Quell’uomo ero io, la coscienza silente, la mia anima nuda.
Annalisa Tirrito


0 commenti

Lascia un commento

Segnaposto per l'avatar

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.