AGRICultura: Terre pubbliche, il futuro di una risorsa. Gli usi civici dei territori per la pastorizia. Il convegno.
AGRICultura non è solo mostra-mercato delle produzioni agroalimentari, olicole e vinicole della Campania, ma anche occasione di incontri per dibattere temi collegati all’agricoltura in generale. Nella sala Averroè di Città della Scienza, dove si sta svolgendo la manifestazione voluta dalla Regione Campania con il contributo determinante dell’Ersac, moderato dal giornalista Angelo Lo Monaco, si è svolto un convegno che ha avuto per tema:”Terre pubbliche, il futuro di una risorsa”. E’ stata la giusta occasione per mettere a confronto istituzioni e rappresentanti del mondo agricolo per avanzare proposte sul futuro delle terre di pubblica proprietà, una preziosa risorsa per una zootecnia sostenibile e per lo sviluppo economico delle aree interne. Un’occasione per conoscere altre realtà nazionali e europee. Infatti, al convegno sono intervenuti anche ospiti stranieri: lo spagnolo Jesus Garzon, presidente Associacion Pastores sin Fronteras e il francese Didier Buffiere, vicepresidente Association Francaise de Pastorisme. A loro è toccato il compito di far sapere agli italiani che se i loro due paesi hanno attraversato dei momenti di crisi poi, con opportune leggi datate ormai da oltre 30 anni, hanno superato i momenti difficili, potendo utilizzare i territori pubblici per la pastorizia con strutture messe a disposizione dallo Stato (stalle per riparare le bestie dalle intemperie e ricoveri per i pastori, tratturi agibili anche in pieno inverno e pascoli in abbondanza). Gli italiani del nord stanno più o meno nelle stesse condizioni, e lo ha riferito Gerard Beneyton il presidente CoopAgrival, Saint Christophe, Valle d’Aosta. Quella che invece è una mappa a macchia di leopardo è il Sud dove, pur avendo spazi sufficienti per la pastorizia sia a monte che a valle, leggi statali e leggine regionali vanno in direzioni spesso diversificate e quindi non omogenee. Con una ciliegina amara: l’applicazione delle direttive dell’Unione europea che con la frammentazione delle quote latte ha creato non pochi problemi al Sud. In Campania il tema degli usi civici si è sviluppato più o meno allo stesso modo, ma vi sono serie prospettive di rilanciare il settore pastorizio per un suo sviluppo sia in termini economici e sia sociale. Il presidente dell’Ente Nazionale del Parco del Cilento e Vallo di Diano, Giuseppe Tarallo, infatti, parlando della risorsa parchi è dell’avviso che il cammino da fare non è impossibile, anche se rallentato dalla mancanza di un tavolo di concertazione permanente che veda coinvolte principalmente le istituzioni locali e tutti coloro che si servono dei territori pubblici. Il tutto per un rilancio effettivo delle politiche della pastorizia, ma anche del turismo collegato alle zone interne ai parchi. Le relazioni dei rappresentanti regionali, fatte da tecnici esperti come Giuseppe Mazzeo, del SeSiRca, e Ignazio Formosa, del Servizio Usi civici, hanno fatto il punto sulla situazione esistente, confermando la tesi del presidente Tarallo: è necessario intervenire, applicando la legge regionali esistenti e proponendo alcune modifiche che consentano di poter intervenire anche in modo più tempestivo e rapido almeno per quello che riguarda la sistemazione di quanto occorre per aiutare la pastorizia e l’allevamento del bestiame, che seppure lasciato in libertà, non sempre riesce a trovare zone dove vi siano cibo e accoglienza. Quindi pascoli da reimpiantare in qualche caso ma anche strutture essenziali come stalle e rifugi. Di ciò si sono fatti portavoce un allevatore irpino (per tutti quelli presenti al dibattito), Michele Addesso, e Mario Salzarulo, coordinatore Gal Verde Irpinia. Ma lo stesso assessore provinciale di Caserta, Domenico Dell’Aquila ha tenuto a sottolineare che il nuovo disegno di legge, se approvato celermente, potrebbe risolvere non pochi dei problemi prospettati. Pietro Sardo, presidente Fondazione Slow Food per la biodiversità ha dovuto necessariamente tirare le somme, in negativo, per quanto riguarda la situazione al Sud, perché è dell’avviso che anche se esistono isole felici, le cose devono avere uno sviluppo omogeneo su tutto il territorio. Salvare la pastorizia, occuparsi dei tratturi, fornire attrezzature, ha detto, richiede impegno e soldi, le istituzioni da una parte e i privati (gli allevatori in testa, ovviamente) possono far cambiare le cose. Se ne riparla l’anno prossimo a legge approvata, per vedere se i consigli sono stati recepiti.
Gianpaolo Necco (foto della KappaElle)


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