1) GUSTO: SALERNO, CAPITALE MERIDIONALE DEL BIOLOGICO E DELLA CUCINA MEDITERRANEA
(AGE) SALERNO – La città di Salerno per tre giorni capitale meridionale del biologico e della cucina mediterranea. Dal 10 al 12 giugno si alzerà infatti il sipario sulla kermesse: “Salerno. Città dei sapori mediterranei”. Tante le manifestazioni, racchiuse in un unico cartellone ideato e promosso dall’Assessorato all’Agricoltura della Provincia di Salerno. Fra esse l’VIII edizione di “Medisalus”, con la fiera del biologico e del naturale, ed il “1° Premio Internazionale della Cucina Mediterranea”, che ne rappresentano i due eventi più importanti. Il primo si svolgerà sul Lungomare Trieste, il secondo, tra il Castello Arechi, Palazzo Sant’Agostino ed i bar ed i ristoranti aderenti all’iniziativa. Intanto questa mattina, a Salerno, a Palazzo Sant’Agostino, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione dell’evento. Presenti, fra gli altri, l’assessore provinciale all’Agricoltura, Corrado Martinangelo, l’assessore del comune di Salerno, Mauro Scarlato, Antonio Verdoliva, dirigente Cepica Regione Campania, Olga Marciano (Medisalus) e Rosario Cancro (1° Premio Internazionale della Cucina Mediterranea). La prima edizione del “Premio Internazionale della Cucina Mediterranea”, organizzata da Promosalerno in collaborazione con l’Academia Barilla, vede la partecipazione di sei fra i più rinomati cuochi italiani. Il 10 giugno prossimo nel suggestivo scenario del Castello Arechi, gli schef Flavio Gallotta, Gianfranco Angelillo, Massimo Bobba, Massimo Dionigi, Corrado Vicina Mazzaretto e Nicola Bindini, si contenderanno la palma di “Ambasciatore” della cucina campana nel mondo. Scopo dell’iniziativa è quello di promuovere la cucina mediterranea con i suoi profumi, i sapori, l’autenticità e l’unicità degli ingredienti del territorio salernitano. L’altro evento è l’VIII edizione di Medisalus, che, dedicata al mondo del naturale, si snoda attraverso cinque aree tematiche: alimentazione, salute, ambiente, artigianato e nuovi stili di vita. Un week end, dunque, all’insegna del naturale per scoprire prodotti proposti da oltre 150 aziende provenienti da tutta Italia. In esposizione una variegata teoria di prodotti. Fra l’altro: miele d’arance, tisane ed unguenti, marmellate e liquori, cosmesi, oli essenziali, formaggi tipici, carciofo bianco di Pertosa, ceci di Cicerale, olio d’oliva biologico, vini della Puglia, conserve di pomodoro di San Marzano, tartufi, formaggi della Basilicata. Ma ci sarà spazio anche per: cristalloterapia, strumenti tradizionali musicali della Campania (tamorre e nacchere) ed artigianato naturale-etnico. L’edizione 2005 di Medisalus presenta tre novità: Gustabiologico a cura del Con.Ca.Bi. (Consorzio Agricoltura Biologica Campania); Picentini e il sistema Nocciole a cura dell’Associazione Produttori Nocciole Tonda di Giffoni e DipingiNatura, concorso di pittura estemporanea sulla tela più lunga d’Italia. “La scelta a favore della biodiversità e della riscoperta delle tipicità, ha sottolineato l’assessore Corrado Martinangelo, nasce all’interno di un disegno ben preciso che mira alla difesa delle bioeccellenze. Pprogetti chiave come “Salerno città dei Sapori Mediterranei”, o eventi come “Medisalus” ed il primo “Premio di Cucina Mediterranea” rientrano appunto in tale strategia. Credo, a questo punto, che non si debba aver paura di investire nella natura, ma fare rete aderendo ad un’unica strategia, quella del ricongiungimento con i territori di origine e con i suoi frutti. In tale ambito la costituzione dell’Osservatorio Provinciale sulle Bioeccellenze, sarà il prossimo passo“. “Salerno. Città dei sapori mediterranei” è promossa da: Assessorato provinciale all’Agricoltura, Regione Campania, Camera di Commercio di Salerno, Comune di Salerno ed Ersac. (AGE) AUR
2) DUE GIORNALISTI IN CUCINA.
Non c’è trasmissione tv, ma anche radiofonica che non abbia la sua bella rubrica sull’arte culinaria. Non potevano mancare due giornalisti dell’ Arga, Brunella Cimadomo, addetta alle tipicità, e Gianpaolo Necco, addetto ai rapporti con enti e istituzioni. Da provare anche nelle vostre cucine?
La ricetta che propongo è il piatto che mi ha fatto gustare una cuoca sopraffina; alla fine gliel’ho estorta. E la signora Angelina mi perdonerà se ora ne faccio dono alla comunità. Ma la sua ricetta non poteva restare patrimonio degli “affezionati”, degli amici de “ ’E curti”. Perché il ristorante del comune partenopeo di Sant’Anastasia (l’indirizzo completo è via Padre Michele Abete 6) cui di recente si è interessata pure l’autorevole “la madia travelfood” in un articolo firmato da Giuseppe De Girolamo, sconfessa pure le tesi di chi contesta gli slogan, i piatti “firmati” e il pesce sostenibile. Qui la tradizione, viva Dio, è tradizione. Si cucina come una volta. Si viaggia nei sapori delle case dei contadini delle pendici del Vesuvio. E la tavola s’incanta di fronte a ingredienti “poveri” e estatici insieme. Sì. Persino un “secchio della monnezza”, come i padroni di casa – Carmine ed Enzo D’Alessandro – chiamano tra loro il piatto che sto per raccontarvi, è una malia. Opera magica delle sorelle Assuntina e Angelina. Che, mi auguro, non me ne vorranno. Gli ingredienti sono quelli che, di solito, si trovano sulle tavole natalizie: noci, nocelle, pinoli, uva passa, olive nere di Gaeta, capperi di Pantelleria e pomodorini del “piennolo”.
Il procedimento, così come ce lo racconta la signora dei “Curti”, sembra facile: far soffriggere nell’olio extravergine di oliva tutti insieme i pinoli, l’uva passa, i capperi, le olive tagliate a metà, le noci e le nocciole. Aggiungere i pomodorini schiacciati e privati dei semi per cinque minuti appena. Da parte, scolare la pasta al dente e mantecare per un attimo.All’apparenza è un giochetto. All’apparenza. Perché la maestria è nella quantità degli ingredienti da combinare tra loro. La signora Angelina ormai fa “a occhio”.
Io proverò ai fornelli. Ma, a occhio…e croce l’esperimento sembra complicato almeno quanto la produzione di una bottiglia di “Nucillo”, autentico punto di forza della famiglia. Insomma, una magia.Brunella Cimadomo
Ecco la ricetta di Necco: in padella larga mettere a cottura breve, appena un minuto, tonno della migliore qualità, ulive nere di Gaeta spolpate, prezzemolo tritato, mezzo bicchiere di vino bianco secco, olio extravergine, appena mezzo bicchierino (quelli che usano nel bar per il caffè fredddo), e quando le linguine (salate al minimo) sono pronte al dente, mischiare nella padella per due minuti di cottura finale. Questa ricetta l’ho provata per settimane negli anni ’60, a sere alterne, dopo che a inventarla ci avevano provato i miei compagni di camping. Alla fine degli esperimenti il piatto non solo risultava appetitoso, ma riempiva lo stomaco per un giorno intero. Provare per credere. Gianpaolo Necco


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