AGRITURISMO: IL 2005 SI CHIUDERA’ CON UN PASSIVO DEL 10%
(AGE) ROMA – Secondo Agriturist (Confagricoltura), il settore sta reagendo prontamente ai mutamenti del mercato e alla crisi economica. Il “boom” non può durare per sempre, ma i margini di crescita ci sono. Preoccupazione per il crescente abusivismo. “Ho ritrovato un numero della nostra rivista Agrituristi, di inizio 2002. In copertina c’era scritto: per favore non parliamo di boom. Oggi scriverei: per favore non parliamo di crisi”. Così Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Agriturist, commenta le cifre di previsione per la stagione 2005 che Agriturist (Confagricoltura) ha appena elaborato dopo un ampio sondaggio presso le aziende associate.
“Sono ormai quattro anni che i numeri non sono più quelli degli anni ’90 – prosegue Ricci Curbastro – ed è inevitabile che sia così: l’offerta di agriturismo, nel ’99, non arrivava a 9000 aziende, e viveva comodamente di una sovrabbondante domanda spontanea, costituitasi a partire dai primi anni settanta; oggi siamo a 14 mila aziende e la domanda non cammina più da sola”. Ma ci sono altri fattori “esterni” che Agriturist sottolinea per spiegare i segni “meno” del bilancio 2005 per l’agriturismo: la crisi economica, che è forte e fa sentire i suoi effetti sempre un po’ in ritardo rispetto alle condizioni reali, così come in ritardo si avvertirà il cessato allarme; la concorrenza, interna all’agriturismo, ma soprattutto esterna, per la crescita di offerta nel mondo rurale e per la tanta offerta, a prezzi bassissimi, che arriva da nuovi paesi.
Questo ha prodotto mutate abitudini di vacanza, abbreviazione e frammentazione dei periodi di soggiorno. Anche nel periodo di Ferragosto, negli ultimi tre anni, non è stato facile, come in passato, avere ospiti per una intera settimana: prima era il minimo, e molte “fattorie” non accettavano proprio richieste per meno di una settimana. Conservare i livelli di presenze degli anni passati è possibile, ma si deve lavorare molto di più, incrementare gli arrivi di almeno il 20%, e non è così semplice. Vediamo comunque i numeri… L’offerta di agriturismo, nel 2005, ha continuato a crescere, la fiducia delle imprese c’è: non è il + 6-7% degli anni precedenti, siamo poco sotto il 4%. Gli arrivi sono invece in leggera
flessione: meno 2%, ma la durata dei soggiorni, come ricordato, diminuisce; così le presenze, rispetto al 2004, vanno “sotto” di quasi l’8%.
Se consideriamo che questo tasso di riduzione delle presenze riguarda l’intero settore, all’interno del quale l’offerta è cresciuta, l’effetto negativo sulla singola azienda si mostra più pesante: l’utilizzazione degli alloggi (rapporto fra il massimo di presenze possibile se ci fossero ospiti tutti i giorni, e presenze effettive) scende di quasi 11 punti e mezzo.
Un modesto “aggiustamento” (leggasi aumento) dei prezzi, nell’ordine del 2%, ed effetti negativi meno marcati (rispetto all’alloggio) sulla ristorazione e gli altri servizi, contiene la flessione media dei fatturati aziendali intorno al 9,5%.

“Non è il caso di parlare di crisi – sottolinea il presidente di Agriturist
– perchè l’agriturismo è un settore in piena crescita, qualitativa e quantitativa, con ampi margini di miglioramento della propria visibilità sul mercato. In modo particolare c’è ancora da fare molto lavoro su Internet, che rappresenta ormai il canale privilegiato di prenotazione per tutte le aziende che hanno imparato ad utilizzarlo compiutamente, e sulla certificazione di qualità delle aziende, che Agriturist ha avviato l’anno scorso e serve a dare fiducia al mercato in presenza di tanta offerta turistica di campagna che si confonde con l’agriturismo”.

La conferma di queste opportunità ancora non realizzate viene dalla constatazione che le medie rilevate in sede di elaborazione dei dati nascono, in realtà da “scostamenti” molto rilevanti: in sintesi, c’è un 20% di aziende che ha sofferto flessioni superiori al 15%, un 40% di aziende che la flessione l’ha sentita appena, un 25% che ha registrato una sostanziale stabilità delle presenze, e infine un 15% per il quale gli ospiti, rispetto allo scorso anno, sono cresciuti, a volte anche in misura rilevante.

Messaggio forte di Agriturist, per concludere, sull’abusivismo:
l’agriturismo è percepito come settore “vincente”, e sono ormai troppi coloro che si propongono come “agriturismo” senza alcuna autorizzazione di legge, o con autorizzazioni diverse da quella prevista per il settore. Il problema va risolto soprattutto in sede locale: difficile poterlo fare attraverso le autorità statali, difficile scovare i furbi anche per le Regioni. Ma alle Regioni Agriturist chiede di sensibilizzare i Comuni e comunque di creare delle “task force” che, a campione, scandaglino il territorio, e contrastino questi fenomeni di illegalità e concorrenza sleale.
(AGE) RED


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