Cieli di Rio, cieli di Napoli “Le ombre della Croce del Sud”in mostra al Maschio Angioino la costellazione simbolo di tutti i cieli del Mezzogiorno.
Mario Ferrante
Dipinti 2005-2006
8 – 30 giugno Sala Carlo V

Nel mirino dei trafficanti di arte prima ancora che le sue opere fossero apprezzate dal grande pubblico, saranno presentati l’8 Giugno prossimo a Napoli, presso la Sala Carlo V del Maschio Angioino – ore 17 e 30 , i dipinti del Maestro Mario Ferrante. Prima, grande mostra tematica del pittore dei ninos de rua, sarà visitabile fino al 30 giugno. L’esposizione ripercorre attraverso un ductus palindromo di 26 capolavori, l’esperienza meditativa compiuta dall’artista in terra di Brasile, ponendola a confronto con il linguaggio coloristico dello spirito partenopeo, la comune caducità e le contraddizioni della vita a diverse latitudini.
Diversi gli enti interessati nell’iniziativa: il Comune di Napoli, in primis, che offre all’artista la straordinaria ribalta di uno dei luoghi più suggestivi del Mediterraneo; il Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico della Guardia di Finanza, che nel corso del 2005 ha recuperato dall’indotto clandestino un nucleo di opere (2 delle quali presenti in mostra) sottratte dall’atelier di Ferrante; Editalia – Gruppo Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, art promoter dell’artista che in occasione dell’evento produrrà un cofanetto a tiratura limitata contenente una litografia acquerellata e un dvd; l’Azienda di marketing e comunicazione d’impresa Creo & Stratego, curatrice del sito internet del M° Ferrante, art consultant ed editing, attraverso altri partners, del catalogo in preparazione per la mostra nonché promotori dell’evento e responsabili della comunicazione.
Alla conferenza stampa seguirà la visita guidata alla mostra. Previsto per gli ospiti un cocktail sulle terrazze.
La Croce del Sud che dà il titolo alla rassegna è la più nota delle costellazioni australi dalla particolarità di proiettare sagome di colore blu intenso: sua caratteristica è l’indaco-oltremare prodotto da ogni corpo opaco esposto alla sua luce, nota cromatica che l’artista ripropone nelle sue opere.
Situata sulla Via Lattea fra le zampe del Centauro e la costellazione della Mosca, la Croce del Sud comprende un corpus di stelle, le cui quattro più luminose, come ricorda anche Dante (Purgatorio, I), sono disposte a forma di croce. La citazione dantesca, ammantata di profondo significato teologico, deve risalire probabilmente a tradizioni o racconti di viaggiatori sia in Atlantico, sia nell’Oceano Indiano lungo le rotte che attraversano l’Insulindia, già percorse in quegli anni da Marco Polo. E’ proprio attraverso la letteratura dotta che la Croce del Sud divenne il simbolo del cielo meridionale e quindi di tutti i meridioni, Napoli e Rio compresi.
La manifestazione è stata resa possibile dal generoso contributo del resort Hotel Torre dei Calzolari (www.torredeicalzolari.it) di Gubbio (PG), Golden collector delle opere del M° Ferrante.

“Le ombre della Croce del Sud”
Mario Ferrante – Dipinti 2005-2006
Napoli, Complesso Monumentale del Maschio Angioino
Sala Carlo V dal 9 al 30 Giugno
dal Lunedì al Sabato
orario: 9.00 – 19.00
Domenica chiuso
Infoline: 081-7955877

Per Contatti
Diletta De Sio 339 1308712
Antonello Bruno 338 2921622
Da: dilettadesio@email.it

La Guardia di Finanza a tutela dell’Arte.
La Guardia di Finanza, da sempre impegnata nell’attività di prevenzione e repressione dei reati contro il patrimonio culturale, opera con lo spiegamento di un consistente apparato di uomini e mezzi, sia a terra che in mare, in collaborazione con le competenti Soprintendenze, con gli Enti Pubblici a vario titolo interessati e con le altre Forze di Polizia.In particolare, il Corpo, in virtù dei poteri derivatigli in campo tributario e atteso che l’illecito traffico di beni storico-artistici sottende anche reati di evasione fiscale, esplica la propria attività spaziando da controlli di carattere prettamente amministrativo fino a quelli più propriamente aderenti ai compiti di tipo tributario, affidato a personale specializzato. La componente aeronavale del Corpo offre un importante contributo sinergico nell’espletamento dell’attività di vigilanza nelle principali aree archeologiche marine e nel recupero di opere sommerse, attraverso l’impiego di militari sommozzatori.L’attività svolta dalla Guardia di Finanza a difesa dell’arte viene coordinata e monitorata a livello centralizzato dal Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico del Nucleo Polizia Tributaria di Roma.Nel solo biennio 2005-2006, il diuturno impegno profuso nel comparto operativo ha consentito il recupero e la restituzione alla fruizione pubblica di 16.352 reperti di interesse archeologico e di 972 opere pittoriche; il sequestro di 332.158 opere contraffatte e la denuncia di 313 responsabili per violazioni di natura penale correlate allo specifico compendio, che rappresentano – in termini percentuali – un incremento di circa il 50% rispetto al biennio precedente.

BIOGRAFIA
Mario Ferrante nasce a Roma il 16 novembre del 1957. Compie i suoi primi passi di avvicinamento all’arte e alla pittura con una serie di collage materici e di graffiti. Trita gessetti colorati e la grafite delle matite rinvenute in casa per illustrare i libri di fiabe dei fratelli. Sono opere già di grande suggestione naïf.
Nel 1961 la famiglia Ferrante si trasferisce in Brasile. Inizia per il giovanissimo artista il momento elegiaco dell’osservazione. Sono gli anni dell’eos che per sempre accompagnerà i suoi lavori.
Dal 1967, a San Paolo, viene avviato dai genitori presso lo studio di un artista figurativo che lo inizia agli ideali classici e all’antica tecnica della pittura ad olio. Il giovane Ferrante rivela un precoce talento nelle anatomie e nel velare.
Nel 1970 la famiglia Ferrante fa ritorno in Italia. L’artista coltiva con determinazione la propria vocazione verso l’arte percorrendo un itinerario sperimentale attraverso la declinazione di un linguaggio figurativo di ricerca.
Alla fine degli anni ’70, dopo aver partecipato a numerose collettive, l’artista allestisce la sua prima personale presso il chiostro di S. Andrea delle Fratte, a Roma, alla quale fanno seguito numerose altre che celebrano il rinnovato spirito manierista. Le sue opere riscuotono un grande successo, aprendogli le porte alle committenze private e agli esclusivi circoli artistici di Via del Babuino.
Gli anni ’80 rappresentano per Ferrante il momento del grande fermento creativo, fatto di intuizioni e profonde rivelazioni. Nascono i ritratti ispirati dalla mitologia coniugata alle modulazioni cromatiche proprie del classicismo.
Dal confronto con la felice tavolozza di Echaurren e Matta prendono vita
le ricerche materiche con l’impiego di pietre, minerali vulcanici e passati di terre e vegetali. Ferrante inventa nuovi colori, nati dal pigmento di azzurrite e tritati di asfodeli e ginestre.
Dal 1985 partecipa al programma Alitalia per l’arte ed espone nei V.I.P. lounge dei maggiori aeroporti del mondo. Le sue opere entrano a far parte dei più importanti legati artistici transoceanici, dal Giappone e Corea alle ville di Miami e Hollywood.
La popolarità improvvisa e la curiosità dell’establishment accademico lo immettono nell’indotto internazionale delle Gallerie Stein e Sonnabend.
La ricerca avviata dall’artista fin dagli anni ’90 approda alle composizioni dei cicli metropolitani: i dipinti coniugano accostamento antropico e informale a impianto paesaggistico tradizionale. Nasce l’esperienza di “parete” mutuata dagli artisti di Corrente.
Nel 2000 due importanti esposizioni a New York – presso il National Art Club e il Charlottesville Art Museum and Attractions – sanciscono il definitivo riconoscimento dell’artista presso le major museali internazionali.
La rassegna “Maschere ed anime” del 2003 viene consacrata da Massimo Duranti in un saggio veicolato sul web. La produzione di Ferrante è ormai un linguaggio in continua evoluzione, specie nella caratterizzazione del racconto. L’artista resta tuttavia defilato dalle lusinghe del mercato e dal dibattito, seguitando a dipingere, diradando le esposizioni e investendo sulla ricerca attraverso continui confronti con il Brasile e le infinite variazioni della luce a diverse latitudini.
Nelle opere nate a cavallo con il nuovo millennio, il segno perde la geometria e la violenza, il colore assume una dimensione più intima e si opera una sorta di snellimento compositivo. Le quinte delle opere diventano reali e tangibili, la composizione assume un ordito prospettico. Il ciclo di “People moving” è il più rappresentativo del periodo.
L’artista dà avvio ad una produzione di opere fittili: macumbeiras, garotos e altri soggetti che ricordano l’esperienza meditativa carioca e l’infanzia trascorsa nei meridioni del mondo. I lavori di Ferrante perdono poco alla volta la facies bidimensionale e diventano entità materiche, quasi scultoree, percorse da sole spatole e da trame nodali.
Nell’estate del 2006 nasce il progetto della “festa mobile”: una rassegna tematica itinerante che da Napoli risale la penisola toccando il Maschio Angioino di Napoli, Palazzo Venezia a Roma e il Museo Poldi Pezzoli a Milano, con la partecipazione ed il patrocinio di importanti istituzioni statali.
Nel 2007 la casa dell’artista apre le porte alle scuole: gli studi di Roma e di Benevento diventano factories creative e laboratori didattici.

I DIPINTI
I dipinti di Ferrante nel mirino del mercato clandestino. Storia di un Recupero
Con Paladino e Schifani, ambito dai mercanti d’arte
Nel corso dell’anno 2005, al termine di una complessa attività di intelligence che aveva svelato un intricato sistema di transazioni commerciali fittizie riconducibili al mercato dell’arte, il Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico della Guardia di Finanza addiviene al recupero di un nucleo di dipinti di Mario Ferrante, sottratti dall’atelier di produzione.
Sebbene le opere del Maestro compaiano nelle più importanti raccolte d’arte, anche internazionali, appare inconsueto per gli investigatori che un artista non ancora giunto alla notorietà del grande pubblico possa suscitare appetiti clandestini. Si profila, quindi, fin da subito, l’ipotesi del “furto su commissione”.
Le opere, infatti, come viene poi accertato, confluiscono nella galleria di un compiacente mercante d’arte della capitale incaricato di selezionare dipinti ed istallazioni di artisti contemporanei, di corredarli di documentazione che ne attesti la lecita provenienza e di immetterle nel circuito estero, destinate all’arredo di residenze gentilizie; nel caso dell’artista italo-brasiliano, in un resort elvetico nella disponibilità di un magnate dell’editoria.
Il percorso si snoda attraverso faccendieri, portaborse, cultori e critici d’arte – taluni anche ignari del disegno criminoso che si va realizzando – che via via attestano la regolarità della transazione; nel 2005 compare persino l’expertise del direttore del Charlottesville Attractions and Art Museum della Virginia (U.S.A.) che riconosce in una delle opere esposte nella quadreria di Roma, “La grande nave”, in origine costola del trittico esposto nel 2002 presso il V.I.P. lounge dell’aeroporto J. F. Kennedy di New York, nel corso di una rassegna promossa dal National Art Club.
Successivi approfondimenti d’indagine consentono di ricostruire l’itinerario compiuto dalle opere: un art promoter specializzato in capolavori di artisti della post avanguardia e contemporanei – tra cui Francesco Clemente, Mimmo Paladino, Richard Serra, Jeff Koons e Sebastian Matta – commissiona al gallerista romano la ricerca e l’acquisizione di opere della specie per la sua esigente clientela internazionale, incaricandolo – appare superfluo precisarlo – di provvedere anche al reperimento delle attestazioni fittizie.
Naturalmente, le opere, sottratte alla disponibilità dei legittimi proprietari sarebbero confluite nel circuito delle collezioni internazionali non censite, disperse, quindi, nell’indotto clandestino che raccoglie ogni anno un sempre maggiore numero di opere provenienti da laboratori creativi e da factories sperimentali: un illecito di proporzioni insospettabili.
Nell’ambito dell’intera operazione, gli uomini delle Fiamme Gialle sottopongono a sequestro 87 opere, tra cui polimaterici di Pablo Echaurren, acrilici di Dorazio e Schifano ed istallazioni di Rebecca Horn, restituendole alla fruizione pubblica, all’artista o nella disponibilità della fondazione ad egli riconducibile.
Nella rassegna dal titolo “Le ombre della Croce del Sud” si propone un pendant di oli su tela recuperato nel corso dell’indagine – “I sensi di appartenenza: una famiglia” e “I baccanti” – dipinti di straordinario contenuto evocativo che si consideravano ormai perduti.

I SENTIERI DELL’ARTE
Quando sono entrato nello studio di Mario Ferrante, sono rimasto colpito dalla quantità di luce che emanava dalle sue opere; se dalla grande stanza fosse andato via il sole, nulla sarebbe veramente cambiato, tanta era la luminosità e l’energia dei suoi dipinti.
E’ difficile dare un’ interpretazione oggettiva a ciò che ti colpisce nell’anima. Il senso del bello, del gusto, del magico, del “riuscito” ha a che fare con troppe implicazioni del nostro esistere; capita che scuota i nostri ricordi, la nostra infanzia, le nostre considerazioni filosofiche sulla vita e sull’amore. Perché l’arte è innamoramento.
Ciò che maggiormente emoziona è quella sensazione di piacevolezza, univoca e irripetibile, che va a congiungersi alle altre, nascoste e sedimentate dentro di noi dal passato.
Vengo da un paese di mare, vengo dal disegno e dalla pittura (ho frequentato l’Istituto d’Arte di Napoli) e ho poi riversato tutta la mia creatività nella musica: i colori, le sfumature, le composizioni, veramente tutto; e quando mi trovo di fronte alla pittura, che da sempre mi coinvolge e stordisce i sensi, ne riconosco la classe, l’autorità e il rispetto. Riaffiorano in me sensazioni sopite: gli odori dei tubetti del colore, delle matite, quello acre del legno consunto dei banchi di scuola, i primi batticuori, le serate passate in solitudine sul balcone di casa ad osservare il cielo e a meditarne un ritratto. Sono certo che Ferrante avrà avuto anche lui un balcone o un angolo tutto suo per coltivare questa fantastica, ricca e popolata solitudine che non
abbandona mai gli artisti. Questa mia convinzione è stata forse la prima cosa che mi
ha accomunato a lui.
Spesso penso alla musica come ad un quadro e viceversa; sono così contigue le due cose che non si può che concepirle in due universi inscindibili. E se i dipinti fossero spartiti musicali? e se tutte le musiche l’essenza del colore dei quadri?
Ho imparato a saper leggere le opere di Ferrante attraverso lo studio della materia, alla tattilità dei suoi tracciati di spatola; se ne ricava un benessere fisico, una sorta di massaggio per l’anima.
Il “messaggio/massaggio” delle opere di Mario Ferrante è intenso e benefico e la sua tecnica unica e riconoscibilissima e se io fossi uno dei suoi biografi o un critico d’arte userei un linguaggio più tecnico per descriverle, ma sono solo un passante che percorre una strada molto simile alla sua e lo considero mio amico perché è stata la
mia anima a sceglierlo.
Tony Esposito

ATTIVITA’ CULTURALI ED ESPOSITIVE
1977: Chiostro della Chiesa di S. Andrea delle Fratte, Roma;
1983: Sala del Capitolo della Basilica dei Frari, Venezia;
1984: Refettorio e sala espositiva della Chiesa dei SS. Apostoli, Roma;
1985: – Museo diocesano della Chiesa di S. Marco di Brera, Milano;
– Sala espositiva della Chiesa del S. Sepolcro, Milano;
– Salone dell’Azienda Autonoma Soggiorno e Turismo, Salerno;
– V.I.P. lounge dell’Aeroporto J.F. Kennedy, New York, U.S.A. (a cura di “Alitalia per l’Arte”);
1986: Sala Mostre dell’ Istituto Antoniano, Bologna;
1990: Museo del Sannio, Benevento;
1997: Galleria d’arte “Fidia “, Roma;
1998: Galleria d’arte “Edarcom Europa”, Roma;
1998: Mostra collettiva in occasione della rassegna internazionale “Umbria Jazz”, Perugia e Spoleto ( a cura di “Alitalia per l’Arte”);
1999: – The National Art Club, New York, U.S.A.;
– Centro Studi S. Luigi dei Francesi in occasione della rassegna “Roma Jubilans” (a cura di “Alitalia per l’Arte” in collaborazione con l’Ambasciata di Francia in Italia), Roma;
2000: Galleria d’arte “Edarcom Europa”, Roma;
2001: – Galleria d’arte “Camelù”, Roma;
– Mostra collettiva in occasione della “704^ Perdonanza Celestiniana” (a cura di “Alitalia per l’Arte”), Fortezza Spagnola de L’Aquila;
– 2002: – Sala “Club Freccia Alata” Aeroporto Malpensa (a cura di “Alitalia per l’Arte”, Milano;
– Mostra collettiva in occasione della “705^ Perdonanza Celestiniana” (a cura di “Alitalia per l’Arte”), Fortezza Spagnola de L’Aquila;
2002: Galleria d’arte “Edarcom Europa”, “Moving people – dipinti 2001-2002”, Roma;
2003: – Maschio Angioino, “Maschere ed Anime – dipinti 2002-2003”, Napoli;
Galleria d’arte “Il Grifone”: “I figli di Iemanjà – dipinti 2002-2003”, Lecce;
Galleria d’arte “Ca’ d’oro”, “La stirpe eletta – dipinti 2003”, Roma;
2004: Realizzazione di 4 grandi opere per “Italia Tour”, permanentemente esposte nella Sala V.I.P. dell’Aeroporto Internazionale L. da Vinci di Roma;
2005: Galleria d’arte “Camelù”: “I luoghi del tempo – dipinti 2004 -2005”, Roma.
2006: Galleria d’arte “Edarcom Europa”, “Mario Ferrante – dipinti” (collettiva con Piero Mascetti e Angelo Colagrossi), Roma;
2007: Galleria “Edarcom Europa” (in collaborazione con la Galleria d’arte “Serato”), “Tribalità – dipinti 2005-2006”, Milano.

Da: dilettadesio@email.it

Categorie: Eventi

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