de sio – ferretti: balli e tammorre nel “borgo della taranta”.
cavalli, cantori e pizziche in teatro per una grande “festa popolare”.
5 Settembre 2004 – Una delle voci più pure della canzone contemporanea, il padre del punk poetico italiano, gli ultimi grandi vecchi della cultura popolare pugliese. Una storia che attraversa in diagonale il tempo e lo spazio, la musica e la parola, il passato e il futuro.
Annunciato come l’evento più atteso nel cartellone del 34° Settembre al Borgo, arriva stasera a Casertavecchia (Teatro della Torre, ore 20.30, ingresso 15 euro + prevendita, infoline 0823.353336) “Craj” (domani) di Teresa De Sio e Giovanni Lindo Ferretti, con Uccio Aloisi, i Cantori di Carpino, Matteo Salvatore.
Prima ed unica data in Campania di un applauditissimo viaggio nelle tradizioni del Mezzogiorno, lo spettacolo è una sorta di “grande fusion” a Sud della musica. Un appuntamento d’autore di sicuro richiamo, un progetto a cui Teresa De Sio ha lavorato per ben due anni, coinvolgendo il volto e la voce carismatica di Giovanni Lindo Ferretti, andando a trovare Uccio Aloisi e i Cantori di Carpino nelle loro case nel Gargano e nel Salento, convincendoli a trovarsi assieme, a suonare la liberatoria musica delle radici.
E il lavoro progredisce a vista d’occhio, giorno dopo giorno. Dopo il debutto del 24 marzo alla Masseria Torcito di Lecce, “Craj” ha toccato il Centro e il Nord del Paese, per arrivare – dopo Casertavecchia – agli ultimi appuntamenti in tournée di Vasto e Gallipoli. Un viaggio nel Sud che parla di Sud, un confine artistico che si muove a cavallo tra Taranta e Pizzica, tra Gargano e Salento. Per Teresa la consacrazione ad interprete originale di quel concetto di “musica ecologica” mirata alla ricerca della purezza dei suoni e delle tradizioni lontane da contaminazioni artistiche e stilistiche.
Uno spettacolo-evento che diventa unico a partire proprio dall’allestimento della messa in scena. Il teatro della Torre diventa per l’occasione grande piazza di paese, senza posti a sedere e con gli artisti divisi tra tre pedane che si animano con l’incedere dello spettacolo. Al centro del teatro una grande piantana di legno a sostenere mille luminarie colorate, proprio come accade nei giorni di festa in un paese. Tutto è pronto per un viaggio nel tempo senza fermate intermedie, guidati dai racconti di un narratore d’eccezione, Giovanni Lindo Ferretti che entra in scena in sella ad un cavallo bianco (Toledo, un cavallo andaluso) alla conquista di quello che sta per diventare il “borgo della Taranta”.
Balli, tammorre, pizzica, cantori e cavalieri per uno spettacolo irresistibile, al quale il pubblico non potrà fare a meno di farsi coinvolgere in prima persona, ballando e cantando con gli artisti. Una grande festa popolare nel segno dei maestri della musica senza tempo.
Teresa De Sio è conosciuta, amata e apprezzata come una delle voci più pure della canzone d’autore italiana nonchè una dei protagonisti indiscussi della scena musicale napoletana. Le sue origini si legano fortemente alla musica popolare, anche se le esperienze che compie nella sua lunga carriera sono tra le più diverse (da Brian Eno a Fabrizio de André). Vera paladina di quella che lei ama chiamare “musica ecologica”, la musica che non inquina e non lascia scorie, ne rifiuti, negli ultimi anni Teresa ha realizzato uno spettacolo nato dall’incontro con il navigatore e amico Giovanni Soldini, intitolato “Da Napoli a Bahia”, messo in scena nel 2001 al Settembre al borgo.
Giovanni Lindo Ferretti , nato tra le montagne di Cerreto Alpi (RE) si è trasferito da bambino a Reggio Emilia, dove abita tuttora. Fondatore, voce e leader carismatico dei CCCP – Fedeli alla line (il gruppo rock che ha scosso il torpore musicale degli anni Ottanta italiani) dà vita, con Massimo Zamboni ed altri musicisti, ai CSI nel 1992. Sempre con Zamboni fonda l’etichetta “I dischi del Mulo”, che diverrà poi “Consorzio Produttori Indipendenti” a sostegno della musica alternativa. Rotto il sodalizio con Zamboni, Ferretti recentemente ha inciso il primo album come solista. E’ stato direttore artistico della sezione musicale di “Bologna 2000”.
Matteo Salvatore ha vissuto una giovinezza di miseria e di analfabetismo, riscattandosi poi con la dolcezza della sua chitarra e la forza poetica delle sue parole. Un riscatto accompagnato da mille follie, poiché Matteo sfugge ad ogni regola e ad ogni legge, arguto e imprevedibile come ogni lazzarone, geniale e sregolato, un vero artista. Nato nel 1925 ad Apricena, paese di confine tra Gargano e Tavoliere, non ricorre esplicitamente ad alcuna tradizione: inventa un nuovo stile, anticipando la generazione dei grandi cantautori italiani che riconoscono nel cantastorie pugliese il loro maestro.
Uccio Aloisi è una delle figure più emblematiche della musica e della cultura popolare salentina. Egli propone un vastissimo repertorio di canti e musiche ripresi direttamente dal cuore di una cultura di tradizione orale: stornelli, nenie, canti alla stisa, pizziche, canti di lavoro.
Uccio nasce settantacinque anni fa a Cutrofiano, un piccolo paese del basso Salento. Antonio (questo il suo vero nome) ha una storia di figlio della terra, nel senso più reale del termine, impreziosito dalla sua voce, unica e particolarissima, gli è sempre stata compagna fedele.
I Cantori di Carpino sono i massimi rappresentanti della musicalità dell’area del Gargano.
Maestri nell’arte del canto “alla carpinese”, “alla montanara” e “alla rodiana”, suonano una tarantella struggente e appassionata. Maccarone e Piccininno sono i grandi interpreti di una vocalità che non ha eguali sul piano dello stile. La loro esecuzione si impone all’attenzione degli ascoltatori per il suo carattere estemporaneo, che lascia trasparire come questi canti sgorghino naturalmente dalla vita di campagna, nutrendosi della sua ritualità.
E dal Salento di “Craj” alla Sicilia nel viaggio artistico del Settembre al Borgo, la Sicilia del teatro di Scimone e Sframeli e del pianoforte di Ivan Segreto, protagonisti sabato di una serata a tema di grande raffinatezza e suggestione.
Prima i silenzi, le pause, gli sguardi, l’amicizia e il dolore, l’audio rarefatto richiesto dagli attori alla produzione, di Nunzio e Pino, sul palco del festival con un testo difficile, uno dei capisaldi del teatro di ricerca italiano, a 10 anni dalla prima messa in scena per uno spettacolo sempre in grado di emozionare e far riflettere.
E poi il pianoforte di Ivan Segreto, 29 anni, nuova stella del jazz contemporaneo, che con il suo “Porta Vagnu” regala al festival una notte dialettale tutta nel segno della Sicilia.
Una notte in grado di intercettare ancora una volta pubblici diversi, arrivati da tutta la Campania, raffinati estimatori del teatro di ricerca, esperti conoscitori del jazz d’autore.

Riunite dalle diagonali che fanno da tema al festival, “Settembre al Borgo” richiama nuove famiglie di pubblico e diventa “enzima” che produce fenomeni artistici diversi, eterogenei, non omologati.
Pubblici diversi che si incontrano anche nei volti e tra gli spettatori di piazza Vescovado, la piazza della comicità che segna ieri sera l’ennesimo successo con l’esibizione di Leonardo Manera, direttamente da Zelig portavoce della risata a scena aperta.
Un festival da vivere a 360°, da seguire su diagonali di spettacolo che incrociano parole e musica, da scoprire tra i vicoli di un borgo e le mura di un teatro sera dopo sera sempre diverso, sempre nuovo, sempre suggestivo.
Copia di questo comunicato in posta elettronica
Ufficio Stampa : Luca Cipriano – Tel/Fax 0823.371071 – 347.6311765 – lucacipriano@hotmail.com


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